Calcio Reggiana, la verità di Alessandro Barilli
«Il mio obiettivo è di rinforzare la società non di venderla»
REGGIO. Questo sarà un periodo cruciale per la Reggiana. In questi giorni si dovrà definire l'assetto societario, e di conseguenza lo staff tecnico, per iniziare a programmare la nuova stagione alle porte ma il presidente Alessandro Barilli sa quanto la piazza gli sia ostile in questo momento e sceglie perciò di radunare la stampa e le televisioni locali per provare a spiegare ancora una volta le sue verità sui conti, sul suo futuro e quello della squadra, sullo stadio e sulle trattative in atto per potenziare la base societaria.
"Mi sento di dover intervenire in questo momento perché vorremmo poter lavorare con tranquillità per una decina di giorni prima dell'Assemblea dei soci in programma il 26 maggio. In questo periodo dovrò valutare tutte le possibili soluzioni per ampliare quanto più possibile la base economica della società e lo voglio fare nell'esclusivo bene della Reggiana e non è possibile lavorare con serenità quando ogni giorno si sentono voci di nuove trattative, consiglieri dimissionari, imprenditori interessati ecc. perché ad oggi non ho ricevuto proposte concrete da nessuno".
Quale è la situazione dei soci Mectiles Compagni e Medici?
"Per il momento non ho ricevuto nessuna offerta scritta ma non sono dimissionari e con loro, così come col Banco Emiliano, stiamo discutendo come aprire a nuovi soci".
La banca resterà indipendentemente dall'esito delle trattative?
"Fino ad ora non ha mai fatto mancare il suo apporto nei momenti del bisogno ma è chiaro che prima o poi si disimpegnerà perché questo non è il suo settore".
In che condizioni è adesso la società?
"Ritengo che con il 30 giugno si chiuda la fase1 e ci si appresti ad iniziare la 2. Naturalmente chiude con tante delusioni a livello di risultati ed io sono il primo a soffrirne ma era indispensabile per poter guardare positivamente al futuro. Vorrei partire dal 2005 per far capire bene a tutti. Dopo il fallimento ci fu una grande alleanza apolitica tra la crema degli imprenditori reggiani capeggiati da Vando Veroni e le Cooperative che si insediarono con Iniziativa Tricolore, ebbene, nonostante la loro potenza economica in periodi di pre-crisi l'obiettivo della Serie B non è stato centrato ed anzi, quando si sono via via disimpegnati e sono subentrato io nel modo che tutti sapete, sono rimasti dei debiti a cui ho dovuto far fronte ma adesso la Reggiana è tornata ad essere una società sana che può permettersi campionati di Lega Pro senza rischiare di sparire come è successo ad Ascoli o Bari dove si è preferito pagare grandi giocatori per poi fallire e rinascere con un altro nome".
Quindi la Reggiana non è in vendita?
"No, poi è chiaro che se si presentasse Montipò con un'offerta gli metterei immediatamente le chiavi in mano. Qua c'è bisogno di nuovi sponsor e nuove forze economiche che si uniscano a noi per poter puntare a campionati di vertice e, perché no, ad una futura Serie B, che io ritengo essere la categoria giusta per la Reggiana. So che queste parole non piaceranno ai tifosi ma è anche di loro che avremo bisogno ed aggiungo che capisco tutta la loro rabbia e la contestazione ma voglio sperare che nessuno la stia cavalcando a fini elettorali".
Perché ritiene la Serie B una categoria giusta?
"Perché nella nostra attuale situazione con gli introiti che arrivano da televisioni e paganti si possono fare campionati come il Cittadella o la Ternana, con alti e bassi, mantenendo la categoria senza spese folli. Se invece si lotta per andare in A è ovvio che la cifra sale e di parecchio".
Però sembrano esserci persone disposte a trattare con lei.
"Questo fatto dimostra che godiamo di una certa credibilità e che nel mondo del calcio, potete chiedere a tutti da Abete ai Direttori Sportivi di Serie A e B, non si parla male della Reggiana e questo fa sì che molti imprenditori si facciano avanti. Pensate che qualche giorno fa si era rifatto vivo persino Santarelli! Ma la realtà è che sto parlando sia con imprenditori locali, amici di Mectiles, che con esterni perché se Thohir si prende l'Inter non capisco perché un lombardo o emiliano non debbano venire a Reggio".
E Pietro Vavassori?
"Lo conosco da circa un anno e mezzo, ci siamo incontrati dieci-quindici volte ed è sicuramente un interlocutore gradevole oltre che un imprenditore dalle tante possibilità economiche ma per ora è presidente della Pro Patria e sarà difficile un suo arrivo a Reggio anche se auspicato. So che avete visto in città il suo braccio destro Raffaele Ferrara ma si trattava di uno scambio di giocatori per l'anno prossimo e ne abbiamo approfittato per fargli vedere i nostri campi di allenamento".
Perché un imprenditore dovrebbe venire ad investire a Reggio da un'altra città?
"Io non ho nulla da vendere o sponsorizzare e quando mi sono avvicinato alla Reggiana l'ho fatto per amore dello sport e soprattutto dei settori giovanili e penso che questo possa essere un'attrazione anche per altre persone, poi, sapete benissimo che a Campogalliano Vavassori ha alcuni suoi interessi".
Cosa si aspetta in concreto da Mectiles?
"Attendo un'offerta che comunque non potrà essere di 300mila euro, basti pensare che il capitale sociale versato è di 500mila, poi vorrei conoscere chi sono i loro partners ai quali cederebbero il 74% del mio pacchetto di 84% una volta comprato perché una delle mie missioni, oltre a sistemare i conti, il settore giovanile e gli impianti è quella di garantire un futuro certo alla squadra, senza il ripetersi di tutte le sofferenze a cui sono stato sottoposto io in questi tre anni e mezzo. In ogni caso andremo tutti dimissionari alla prossima assemblea trimestrale dove si decideranno i nuovi incarichi e mi aspetto da loro una continuazione almeno a livello di sponsorizzazione anche se spero che possano coesistere con chi eventualmente verrà a darci una mano".
Una cosa è certa: lei non lascerà.
"La mia presenza non deve essere un vincolo perché, come detto, al prezzo giusto venderei la mia quota e comunque non sarò più presidente ma eventualmente resterei con un mandato commerciale. Devo solo essere sicuro di lasciare tutto in buone mani e poi tornerei a fare quello che facevo prima senza problemi restando tuttavia in Lega fino alla fine del mandato. Ci tengo a sottolineare che se sparisse la Reggiana non sarebbe solo un trauma per i tifosi ma per tutto il nostro settore giovanile, per non parlare di tutte le società in provincia che collaborano con noi e nelle quali militano tanti ragazzini col sogno di indossare un giorno la maglia granata".
Come sarà composto lo staff dirigenziale?
"Questo lo deciderà il Consiglio d'Amministrazione ma l'importante è che ognuno abbia la sua delega e si muova nel suo campo quindi la nostra bravura sarà nell'individuare i nomi giusti per i vari posti".
La vicenda stadio è definitivamente conclusa?
"Lo stadio è rimasto per anni in mano al tribunale di Reggio, ci sono state aste andate deserte e nel frattempo si stava deteriorando. Noi l'abbiamo riportato agli splendori attuali ciononostante a nessun imprenditore reggiano è interessato. Quando finalmente il suo prezzo diventava accessibile anche alle nostre possibilità c'è stata una potenza economica che si chiama Mapei che ha deciso di impossessarsene. Certo, anche io avrei preferito che fosse un reggiano a comprarlo ma dobbiamo essere contenti di aver ottenuto un riconoscimento per le opere fatte di manutenzione, la possibilità di giocare qua le nostre gare interne per sempre e non dimentichiamo che anche il comune di Reggio ha potuto riscuotere i vari crediti ICI ed IMU del passato. E non sarà finita qui perché credo che Mapei abbia intenzione di trasformarlo in un gioiello da palcoscenico mondiale".
Per i campi di Via Agosti vi siete accordati con la Curia?
"I nostri giovani si allenano lì da sempre e con loro non ci sono mai stati problemi. La scelta di andare al Mirabello era stata dettata dal cuore e dalla voglia di riavvicinare la squadra alla città ma si è rivelato troppo problematico a livello di gestione dei giocatori quindi da agosto torneremo in Via Agosti. Stiamo discutendo, e mi vedrò nuovamente in settimana, per ottenere un'area a nostra disposizione in affitto prolungato o acquistandola per poter sviluppare e sistemare il nostro progetto di unire in un'unica sede prima squadra e settore giovanile".
E il progetto per il Mirabello?
"Di quello ne parleremo più avanti, adesso c'è già anche troppa carne al fuoco".
Juri Panciroli
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