Barilli: «Il mio rilancio in cinque mosse»
«Un nuovo consiglio rappresentativo di più forze condividerà un progetto, l’organizzazione e sceglierà lo staff tecnico»
REGGIO. “Parole, parole, parole” cantava Mina. Il monologo del presidente Alessandro Barilli è durato un’ora “poi per dieci giorni non parlerò più” anche se alla fine l’unica cosa certa è che «la Reggiana non è in vendita. Cerco dei partner per rafforzare la base sociale. Il mio sogno è riunire tre o quattro imprenditori, meglio se reggiani ma non mi scandalizzo se di altre città. Il progetto Mectiles? Certo, siamo in sintonia. Vorrei rifare l’esperienza di Iniziativa Tricolore che aveva soldi, idee ma non un’organizzazione». Questo si è capito bene anche se alla fine ha detto il contrario «al prezzo giusto, che non sono 300mila euro, posso cedere la società e senza pregiudiziali, perché un lavoro lo posso sempre trovare».
Ma il vero quesito è un altro: da dove ripartire? Barilli indica la strada del suo rilancio: «Ho dieci giorni per presentare all’assemblea dei soci una proposta per un nuovo assetto della proprietà, magari con tre o quattro imprenditori, quindi rinnovare le cariche. Confermo che non farò il presidente ma mi occuperò solo dell’aspetto finanziario. Spetterà poi al nuovo consiglio condividere e approvare un progetto organizzativo e poi scegliere uno staff tecnico, quindi iniziare il potenziamento della squadra».
Ecco, detta in questi termini, sembra una società di calcio “normale” in cui c’è una proprietà, si spera forte, che discute e condivide ma anche delega le responsabilità. La costruzione di un organico nasce prima dalla scelta di un direttore sportivo che a sua volta propone un allenatore e quindi studiano un progetto di squadra e lo sottopongono, anche in termini di budget, al consiglio. Facile a dirsi ma non nella Reggiana perché la variabile è sempre la stessa: Barilli.
Serve una società forte. «Ritengo che con il 30 giugno si chiuda la fase uno e ci si appresti ad iniziare la fase due – ha rimarcato Barilli –. Una fase andata in archivio con tante delusioni a livello di risultati ed io sono il primo a soffrirne ma era indispensabile per poter guardare positivamente al futuro. Ora la Reggiana è tornata ad essere una società sana che può permettersi campionati di Lega Pro senza rischiare di sparire. Serve una proprietà con più soci perché non credo a una società con un solo azionista. Io da solo non posso promettere la serie B perché comporta un disavanzo (2 milioni di euro) che questa proprietà non è in grado di reggere». Sarà per questo che Barilli ha steso il tappeto rosso a Pietro Vavassori, un imprenditore dalle spalle larghe. Il suo sogno sarebbe quello di suddividere le sue azioni tra Mectiles, Banco Emiliano e Vavassori. «Sono disposto anche ad aumentare, senza esborso di soldi, le loro quote». Una riflessione forse tardiva ma non può che essere la via maestra. Resta da capire perché Barilli è destinato a rimanere da solo, si deve chiedere dove sbaglia. «Cerco solo di dare continuità alla Reggiana per non tornare al 2005. La petizione? Giustificata per i risultati sportivi ma perché a favore della Mectiles? Possiamo avere anche noi un progetto».
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