Roma non è più “capoccia” ma...
Le avversarie nei play off: l’Acea ha perso spessore però resta temibile
REGGIO. Alla ricerca di un’impresa. Parte senza i favori del pronostico, l’Acea Roma nei quarti di finale contro Cantù. Lo fa per il valore degli avversari e per il fattore campo a sfavore: giocare al Pianella – come raccontano le 15 vittorie su 15 gare disputate in casa dai brianzoli – è tutto tranne che semplice. In più la formazione romana, dopo una prima parte di stagione brillante, è apparsa in netto calo, fisico e di intensità. Dopo essere stata in corsa a lungo per una delle prime piazze, ha difeso a fatica; mantenuta anche grazie alle difficoltà esterne di Reggio. Il suo è un bilancio agrodolce. Con risorse economiche ridotte e l’addio di Datome, Roma ha comunque disputato un campionato di discreto livello. Ma le aspettative generate dalla finalissima dell’anno passato sono state un peso difficile da gestire e il calo finale non ha aiutato.
Negli ultimi anni Roma è sempre andata bene contro Cantù: negli scorsi play off l’ha eliminata dopo aver fatto lo stesso con Reggio, arrivando ad un’inaspettata finale scudetto. L’Acea odierna è molto diversa, senza Datome e Lawal, con Taylor fuori per infortunio e coach Dalmonte al posto di Calvani. È comunque una squadra di qualità, una delle più atletiche della A. In attacco si affida alla creatività di Goss ed al tiratore Jimmy Baron; uomo da quasi sei triple tentate a gara con il 40% di efficacia, capace di strisce devastanti. Non è una formazione pesante, ultima per rimbalzi totali e predilige ritmi veloci, quando può affidarsi a quintetti leggerissimi, con l’americano Hosley spostato da numero quattro. Riuscendo così ad aprire spazio sul perimetro per i tiri di Baron e Goss, miglior realizzatore a quasi 15 di media. La perdita di Jordan Taylor, regista e leader, è stata dura da assorbire. Il rimpiazzo, il transfuga di Montegranaro Josh Mayo, è un buon giocatore, creativo, ma senza la velocità e il dinamismo di Taylor. E l’Acea a lungo si è basata sulle accelerazioni del play.
Ora il nucleo base è tutto straniero. Mayo e Goss fuori, Hosley e Jones come ali e il poderoso Mbawke come pivot. Cinque giocatori in doppia cifra, per una formazione con pericolosità diffusa anche se priva di vere stelle. E con panchina corta, elemento che potrebbe pesare parecchio contro la profondità di Cantù. La differenza potrebbe farla il lungo polacco Szymon Szewczyk, tecnico, intelligente e cattivo, sinora apparso però la brutta copia di se stesso.
Adriano Arati
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