Andrea Grisendi appende le scarpette al chiodo
C regionale, il capitano del Novellara si ritira dopo 27 anni: «Ecco quello che è stato il basket per me»
REGGIO. Dopo 27 anni passati a sudare sui parquet reggiani e non solo, Andrea Grisendi, “il Griso”, ha deciso di dare l’addio al basket giocato. Cresciuto nelle giovanili di Novellara dove, insieme a Spaggiari e Davoli formava un trio che ha fatto disperare tanti avversari, ha giocato stagioni importanti anche a Scandiano e Piadena per poi tornare negli ultimi due anni alla “casa madre”.
Come ha maturato la decisione di smettere?
«Era una cosa a cui pensavo da tempo. Già due anni fa, conclusa l’esperienza a Scandiano, avevo pensato di smettere, poi è arrivata la telefonata del presidente del Novellara che mi ha proposto di far parte almeno per la prima stagione di un progetto triennale di ricostruzione della squadra che si era appena auto retrocessa in C2. Il progetto mi piaceva e così ho accettato».
Le stagioni sono poi diventate due...
«Il primo anno era andato davvero bene. Siamo arrivati ai play off di C2 con una squadra fatta solo di ragazzi di Novellara. Credo un esempio di gestione per tutti. Il futuro del nostro basket è nelle giovanili. Così ho deciso di continuare ancora una stagione. Quest’anno le cose non sono andate altrettanto bene, gli infortuni non ci hanno aiutato all’inizio a trovare quelle vittorie che aiutano a dare la spinta giusta. Alla fine comunque è arrivata la salvezza».
Come aveva iniziato a giocare a basket?
«Iniziai nelle giovanili del Novellara a 14 anni e dopo appena due anni arrivò la convocazione per quello che ora è chiamato “Torneo delle Regioni”. Una soddisfazione grandissima. Poco dopo venni inserito in prima squadra e già a 17-18 anni ero nel roster giocando diversi minuti. Furono annate splendide».
I momenti più importanti della sua carriera?
«Quelli della C1 con la promozione in B2 di Novellara. In quel periodo tutte le squadre che venivano qui a giocare tremavano perché noi giocavamo a memoria. Voglio citare anche la promozione dopo tre tentativi con la Bmr Scandiano dalla C2 alla C1. Quell’anno con Mondo Vecchi in panchina è stato fantastico. Ci metto anche l’esperienza a Piadena perché per me è stata una seconda casa. Era una società che ti faceva sentire il proprio affetto. Per finire metto nella lista anche i play off raggiunti lo scorso anno perché come ho detto prima, è stato un obiettivo centrato con una squadra tutta novellarese».
Cosa ha rappresentato il basket per lei?
«Le amicizie che si formavano nello spogliatoio sono sempre state un’ottima spinta per andare in palestra. Per noi che giochiamo in serie non professionistiche, lo sforzo è forse maggiore di quello dei “pro” perché ci si allena dopo il lavoro. Il fatto di giocare in squadre con spogliatoi uniti è stato importantissimo. Amo il basket, per me è il gioco più bello che ci sia».
Riccardo Bellelli
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