«Nessuno mi ha aiutato quando sono finito in crisi»
Calcio: Elio De Silvestro spiega perché la Reggiana ha reso sotto le attese «Io sono passato da protagonista a capro espiatorio e non capisco il motivo»
REGGIO. Con l'arrivo di Elio De Silvestro a fine mercato si pensava risolto il problema della Reggiana sulla fascia sinistra, invece alla lunga il giovane gioiello di scuola Juve, si è dimostrato più finalizzatore che ala sinistra. Adesso attende di sapere qualcosa sul proprio futuro mentre si gode le vacanze ma difficilmente sarà a Reggio l'anno prossimo.
Le sue prospettive dopo le vacanze?
«Se non trovo accordi con qualche società in estate sarò a Vinovo il 20 luglio, con la Juve, dove si deciderà il mio futuro».
Ha sistemato i problemi fisici che l'hanno infastidito durante la stagione?
«Già nelle ultime partite di campionato non avevo più fastidi, sono in piena forma».
L’esperienza granata?
«Mi è servita indubbiamente sia per quanto riguarda i lati positivi che quelli negativi. Un'annata iniziata con ottimi presupposti per ritagliarci un posto nei play off e giocarcela fino in fondo, poi sono successi eventi che ci hanno indebolito e non eravamo più competitivi come all'inizio. In pratica alle prime difficoltà abbiamo mollato. Però sono felice di essermi trovato in un gruppo ambizioso anche se il risultato finale è stato deludente».
Come se lo spiega?
«Un insieme di tante cose in un alternarsi di risultati: forse era una squadra inesperta con troppi giovani ed a volte ho sentito puntare il dito contro la dirigenza. Sul campo abbiamo avuto dei momenti bui come quelle gare perse consecutivamente tra ottobre e novembre e dal quale ci eravamo ripresi. Ma a gennaio, come se nulla di buono fosse stato fatto nei mesi precedenti, insieme ad un calo fisico di tutta la squadra ci siamo nuovamente disuniti e gl ieffetti... li conoscete tutti».
Non crede ad una squadra un po' sopravvalutata?
«Non penso perché i valori erano buoni ed oltre a quanto già detto vanno messi in conto il cambio d'allenatore ed alcuni infortuni. Tirando le somme ci siamo ritrovati lì ma il quintultimo posto non era ipotizzabile ad inizio stagione».
Quando ha scelto Reggio si aspettava di trovare una squadra che lottasse per il vertice?
«E' stata una scelta maturata in fretta nelle ultime ore del mercato estivo. Scelta avallata con piacere perché la Reggiana era la squadra che più mi seguiva tra quelle di LegaPro ma delle situazioni societarie non ero al corrente, sapevo solo di finire in una squadra giovane che puntava ai play off».
Ci si aspettava un tornante dai tanti cross e invece è arrivato un goleador…
«No. Io sono un'ala sinistra se poi quest'anno ho fatto più gol che assist è stato solo un caso. Non sono una punta».
Però è stato impiegato spesso come centravanti.
«Il mister vedeva che riuscivo a segnare e per esigenze della squadra sono stato affiancato alla prima punta, ma quando la rosa era al completo giocavo sempre sull'esterno».
Tranne quando è stato spedito in tribuna: scelta tecnica o disciplinare?
«Credo di aver saltato solo un paio di gare: una, sì, in tribuna, l’altra perché avevo la febbre. Al mio arrivo ero considerato un giocatore importante per questa categoria e durante la prima parte di stagione l'opinione è rimasta quella mentre da gennaio sono state messe in discussione un sacco di cose: io sono passato dall'essere una pedina importante a capro espiatorio della squadra. Riconosco in dicembre e gennaio il periodo più difficile con le mie partite più brutte: ero a terra fisicamente e psicologicamente ma nessuno della squadra mi ha aiutato in quei momenti e non ne conosco i motivi».
Di lei si dice che sia troppo innamorato del pallone…
«Ah, ah, ah (ride, ndc) questo me lo dicono tutti».
Questo non potrebbe limitarle la carriera?
«Sono consapevole che a volte ho dei limiti e spero di togliermeli crescendo ma non è vero che faccio tutto da solo, anzi, sono uno che partecipa al gioco coi miei compagni».
Reggio sarebbe il posto giusto per ripartire?
«Se parliamo di futuro non so niente. Reggio mi potrebbe interessare perché qua sono stato bene ma vista l'attuale situazione societaria non credo per ora, e tengo a sottolineare per ora, che sia una squadra su cui fare affidamento quindi non me la sento di dire: voglio tornare a Reggio a tutti i costi. Prima voglio fare altre valutazioni».
Ha trattative intavolate?
«Ancora nessuna richiesta ma alcuni campionati sono ancora in corso quindi devo aspettare».
L'anno scorso arrivò a Reggio in agosto, vuole rischiare ancora una collocazione dell'ultimo minuto?
«Non voglio ripetere quell'errore e la prima cosa che sto cercando è stabilirmi al più presto per iniziare a lavorare con una squadra dal primo giorno del ritiro. Questo perché a cominciare tardi i tempi di entrata in forma e dell'intesa con gli altri giocatori si allungano troppo».
Cerca la serie A?
«Conoscendo i miei limiti non la pretendo. Voglio fare le cose con calma e preferisco squadre che mi possano far crescere e valorizzare un gradino alla volta».
La sua ex squadra, la Pro Vercelli, è ad un passo dalla serie B.
«Questa è una delle tante storie che nascono e muoiono all'interno di questo mondo. A Vercelli, club con cui ero in comproprietà, scelsi di andare a giocare la serie B con un accordo sulla parola: in caso di retrocessione sarei tornato a Juve e così fu. Mi dissero che la B la potevo fare tranquillamente ma quando sono tornato alla Juve per iniziare la nuova stagione, nessuna società cadetta ha puntato su di me ed a fine mercato tutte le squadre erano già sistemate. A quel punto l'unica scelta era retrocedere di categoria ed ora mi ritrovo con la mia ex squadra, che magari era disposta a tenermi, pronta per il salto di categoria mentre io a Reggio sarei finito in zona play out».
Si sta ricandidando per Vercelli?
«Non saprei però auguro di tutto cuore alla Pro di salire perché ho ancora tanti amici e se lo meritano davvero dopo una cavalcata del genere».
Juri Panciroli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
