«Sto lavorando per essere molto più di un tiratore»
Amedeo Della Valle “studia” per diventare un punto di riferimento del team
REGGIO. «Giocare a basket è la cosa che amo più al mondo, quella che mi diverte di più» ripete Amedeo Della Valle, l’esterno con il vizio di far canestro su cui la Grissin Bon ha deciso di puntare per le prossime stagioni.
Ha i piedi per terra, il talento sbarcato in primavera da Ohio State sotto gli archi di Calatrava. Mette in fila tanti “devo” e altrettanti “voglio”, in una chiaccherata fra un allenamento e l’altro.
Due sedute al giorno («Soprattutto pesi e condizionamento ma anche tiro, quando riesco») in questo che chiama «un periodo di transizione dopo la fine del campionato» in cui cresce a dismisura la voglia di calcare il parquet.
«Ho voglia di giocare» dice il 21enne che s’è visto da spettatore il rush finale della stagione, anche a causa di problemini fisici. «Ho assistito alla vittoria in Eurochallenge che mi ha reso molto felice perché ci dà l’accesso all’Eurocup il prossimo anno. I play off? Siamo stati sfortunati, ma tanto merito va a Siena che sta giocando una grande pallacanestro. Milano ha avuto un lieve calo dopo essere uscita dall’Eurolega, ma è difficile darla per sfavorita».
Reggio è uscita dai giochi nella serie con Siena. Quel fallo fischiato in gara 4 a Silins, un giovane come lei, non la preoccupa in chiave futura? Pensa che siano scarse le tutele verso i meno esperti?
«Non sono situazione rivedibili e succede tutto in un milionesimo di secondo, era difficile per un arbitro dire se ci fosse o meno il fallo sul tiratore. Il tecnico è stato poi fischiato prendendo alla lettera il regolamento. Sono cose che succedono nello sport. Noi giocatori dobbiamo lavorare il più duramente possibile per non arrivare in situazioni di quel tipo».
Su cosa dovrà concentrarsi in vista della prossima stagione?
«Devo fare alcuni aggiustamenti. Devo adattarmi al fatto di aver a disposizione 24” e non più 35” o alla differente distanza della linea da tre punti. Devo adattarmi a un diverso modo di difendere. Mi serve avere questi mesi a disposizione per capire in pieno il mondo dei professionisti in cui sono adesso».
Dove pensa di dover migliorare?
«Devo imparare a difendere più intelligentemente. In attacco devo provare più arresto e tiro, invece che arrivare sempre a tirare da tre. Non voglio essere soltanto un tiratore. Ora sono nel basket professionistico italiano ed è il momento di fare questo salto».
Ha avuto in squadra due campioni come White e Kaukenas, che lezioni le hanno dato?
«Ho imparato molto anche soltanto osservandoli. Mi hanno detto di lavorare giorno per giorno su ogni dettaglio possibile..
Dal suo arrivo si è confrontato spesso con lo staff tecnico?
«Ho chiesto personalmente a Max Menetti di darmi una mano. Ci sono ancora cose che non so e che non posso capire. Ci vuole pazienza. Alessandro Frosini ha guidato il mio ritorno in Italia e ora con lui mi confronto per la parte organizzativa. Quando sono arrivato qui mi ha portato a cena fuori perché mi ambientassi. E’ stato importante anche questo».
Che idea s’è fatto di Reggio?
«C’è tanta passione per il basket. Per il resto mi sono trovato subito bene. Ho scelto la Pallacanestro Reggiana perché non ha paura di far giocare i giovani. Il basket italiano subisce la crisi economica e non sono tanti i posti dove ci sono progetti a lungo termine. Qui i progetta ancora e per questo penso che sia la realtà adatta a me».
E’ comunque un bel salto rispetto agli Stati Uniti e all’universo del college da cui proviene...
«Il posto perfetto non esiste. Ogni luogo, ogni situazione ha lati positivi e lati negativi. Io sono nato ad Alba e amo le città piccole. L’anno prossimo vivrò nel centro di Reggio e avrò modo di scoprire meglio la città. Nella mia vita non c’è molto: c’è la mia famiglia, la mia ragazza e c’è la pallacanestro».
Ha scelto l’Italia, ha scelto Reggio, ma è davvero del tutto tramontato il sogno dell’Nba?
«Mentirei se dicessi che non ci penso. A 21 anni è normale avere ancora questo sogno. Se anche l’anno prossimo non dovesse andare bene, continuerò a coltivarlo. A che età è arrivo nell’Nba Datome? Ci sono possibilità di arrivare nel primo campionato professionistico statunitense anche dopo l’età del draft...».
Quanto le è pesato arrivare in una nuova realtà e dover restar fuori dal campo a causa dell’infortunio?
«Sicuramente mi è pesato, ma non è né colpa mia, né della squadra. Io amo giocare, lo voglio fare il più possibile e star fuori non è stato il massimo».
Nel week end l’aspetta l’appuntamento con l’Adidas Eurocamp di Treviso, cui parteciperà con Oj Silins..
«Non la vedo come un’occasione per mettermi in mostra, ma per tornare finalmente in campo. Ne ho davvero tanta voglia. Giocare a basket è la mia grande passione».
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