Oltre 1500 reggiani da Papa Francesco
Morstofolini: "Abbiamo vissuto un'esperienza unica che ora dovremo trasmettere agli altri". Bergoglio ha ricevuto il correggese Francesco Messori
Oltre 1500 reggiani hanno vissuto due giorni indimenticabili con Papa Francesco. Sabato e domenica, in occasione della festa per il 70esimo anniversario del Centro Sportivo, Papa Bergoglio ha condiviso una giornata assieme alle 90 mila persone che hanno gremito piazza San Pietro, parlando di parrocchie, sport, educazione e crescita dei nostri giovani. Tanti i big presenti, dall’ex Ct della nazionale italiana Giovanni Trapattoni, al giornalista Bruno Pizzul, dal presidente del Coni Giovanni Malagò, ai presidenti delle varie federazioni nazionali e regionali e provinciali. Fra i tanti c’era anche il reggiano Francesco Messori, fondatore della Nazionale Amputati Italia, grazie al quale il Csi nazionale ha aperto le porte al mondo dei disabili nei campionati giovanili. Da via Agosti, sabato mattina, sono partiti 8 pullman, ma moltissime persone si sono organizzate con mezzi propri per raggiungere la capitale.
IL MESSAGGIO DEL PAPA
«E’ importante, cari ragazzi, che lo sport rimanga un gioco! Solo se rimane un gioco fa bene al corpo e allo spirito - ha detto il Papa - E proprio perché siete sportivi vi invito non solo a giocare, come già fate, ma anche a mettervi in gioco, nella vita come nello sport. Mettervi in gioco nella ricerca del bene, nella Chiesa e nella società, senza paura, con coraggio ed entusiasmo. Mettervi in gioco - ha proseguito il Pontefice - con gli altri e con Dio, non accontentandovi di un “pareggio” mediocre; dovete dare il meglio di voi stessi, spendendo la vita per ciò che davvero vale e che dura per sempre».
“IMPORTANTE ACCOGLIERE”
«Nelle società sportive si impara ad accogliere. Si accoglie ogni atleta che desidera farne parte e ci si accoglie gli uni gli altri, con semplicità e simpatia. Invito quindi tutti i dirigenti e gli allenatori - ha aggiunto Bergoglio - ad essere anzitutto persone accoglienti, capaci di tenere aperta la porta per dare a ciascuno, soprattutto ai meno fortunati, un’opportunità per esprimersi».
“NO ALL'INDIVIDUALISMO”
«No all’individualismo! Appartenere a una società sportiva - ha detto il Pontefice - vuol dire respingere ogni forma di egoismo e di isolamento, è l’occasione per incontrare e stare con gli altri, per aiutarsi a vicenda, per gareggiare nella stima reciproca e crescere nella fraternità».
IL RICORDO DI PADRE MASSA
«Tanti educatori, preti e suore sono partiti anche dallo sport per maturare la loro missione di uomini e di cristiani. Io ricordo in particolare - ha aggiunto Bergoglio - una bella figura di sacerdote, il padre Lorenzo Massa, che per le strade di Buenos Aires ha raccolto un gruppo di giovani intorno al campo parrocchiale e ha dato vita a quella che sarebbe diventata una squadra di calcio importante». Il riferimento di Papa Francesco è nei confronti del salesiano Lorenzo Massa, il fondatore nel 1908 della squadra argentina del San Lorenzo de Almagro di cui Bergoglio è tifoso.
“GRUPPO SPORTIVO IN PARROCCHIA”
«E’ bello quando in parrocchia c’è il gruppo sportivo, ma dev’essere impostato bene, in modo coerente con la comunità cristiana, se no è meglio che non ci sia».
“DA CAPITANO VI SPRONO A NON
CHIUDERVI IN DIFESA”
«Ho sentito prima che mi avete nominato vostro capitano e vi ringrazio. Da capitano vi sprono a non chiudervi in difesa, ma a venire in attacco, a giocare insieme la nostra partita, che è quella del Vangelo. Mi raccomando: che tutti giochino - ha spiegato Bergoglio - non solo i più bravi, ma tutti, con i pregi e i limiti che ognuno ha, anzi, privilegiando i più svantaggiati, come faceva Gesù. E vi incoraggio a portare avanti il vostro impegno attraverso lo sport con i ragazzi delle periferie delle città: insieme con i palloni per giocare potete dare anche ragioni di speranza e di fiducia».
“PREGATE PER ME”
Il Papa ha poi raccomandato «...tre strade: la scuola, lo sport e i posti di lavoro. Vi assicuro che su questa strada non ci sarà la droga, l’alcol e tanti altri vizi. Pregate per me - ha concluso Bergoglio - anche io devo fare un gioco, che è il vostro gioco e quello di tutta la Chiesa, perché possa fare questo gioco fino al giorno in cui Dio mi chiamerà a sé».
DAVIDE MORSTOFOLINI
Sabato mattina, da via Agosti, sono partiti 8 pullman, destinazione. Ecco il bilancio di Davide Morstofolini, presidente del Centro Sportivo.
«E’ andata benissimo, dal viaggio, al tempo, alle emozioni provate in un’esperienza unica di una portata tale che nessuno si aspettava. E a dirlo non sono io, ma i numeri: erano attese 40 mila persone provenienti da tutta Italia e invece, in piazza San Pietro, c’erano dalle 80 alle 90 mila persone, con la piazza gremita e molta gente in via della Conciliazione che non è riuscita ad entrare».
Com’è stato l’incontro col Papa?
«Emozionante. Il Santo Padre è grandissimo: sa stare in mezzo alla gente e soprattutto sa dire parole che toccano il cuore».
Ha toccato anche il suo?
«Sì, certo. Sono nel Centro Sportivo da tanti anni e ho vissuto altri eventi di questo tipo con Papa Giovanni Paolo II, ma Papa Francesco ha dimostrato di avere la capacità di mettere assieme tutti con le parole giuste; ha parlato di educazione e di promozione sportiva e ha bacchettando le parrocchie che non propongono lo sport, dicendo che dove non c’è una società sportiva, la parrocchia stessa è mancante di qualcosa».
Lo avete chiamato “Il nostro capitano”...
«E Papa Francesco ha colto la palla al balzo dicendo che il luogo di educazione cristiana dev’essere anche un campo da gioco, che fa parte della vita, quindi della parrocchia».
Il Csi riuscirà a trasmettere i valori di cui ha fatto “scorta” con l’esperienza in Vaticano?
«Non dipende solo da noi, ma dalla ricettività degli apparati ecclesiastici, dai vescovi ai parroci. Noi ce la metteremo tutta per dare le informazioni corrette, mettendoci al servizio delle parrocchie per far sì che cresca questa idea di sport pulito, capace di allontanarsi dai brutti esempi che spesso propone la televisione».
In questo contesto risultano fondamentali le figure degli allenatori...
«E’ propri per questo che il Csi, ogni anno, organizzia corsi di formazione per gli allenatori, in modo che non sappiano soltanto insegnare la tecnica, ma anche l’educazione, oltre ai valori profondi. Ogni allenatore dev’essere un catechista e fungere da esempio di vita per i ragazzi che gli sono stati affidati».
Otto pullman e tante macchine hanno portato a Roma circa 1500 persone...
«Sì, in tantissimi hanno raggiunto la capitale con mezzi propri: credo ci fossero realmente circa 1500 reggiani o magari anche qualcuno in più».
Qual è l’eredità che resta dalla festa dei 70 anni del Centro Sportivo celebrati di fronte a Papa Francesco?
«Innanzitutto stiamo parlando di un traguardo storico e il prossimo anno faremo festa per i 70 anni del Comitato reggiano. Adesso dobbiamo smaltire l’esperienza per poi elaborarla e riportare ciò che abbiamo vissuto alle società che non erano presenti, per far si che possano partire con un nuovo fondamento per l’attività che ricomincerà al termine dell’estate.
Lei che ha incontrato sia Papa Giovanni Paolo II che Papa Francesco, cos’ha notato di diverso fra questi due grandi pontefici?
«Wojtyla era un grande comunicatore, mentre Francesco è una persona più vicina alla gente. Ti porto un esempio: Francesco, sabato, ha preso in braccio un bambino nato da pochissimo, proprio di Reggio Emilia, dando una grande gioia a quella famiglia e lo ha fatto con incredibile naturalezza».
Sul sagrato è salito anche Francesco Messori?
«Sì, è stato chiamato a rappresentare il mondo dei disabili anche perché grazie a lui è stata sollevata quella coltre di insensibilità che lo stesso Centro Sportivo prima purtroppo aveva e che ora non ha più».
E’ vero che c’erano anche alcuni dirigenti della Uisp?
«Ho incontrato il presidente del Coni Malagò, che conosco e ho visto che c’erano altri presidenti di federazioni come il basket e la ginnastica. C’era anche il presidente regionale della Uisp Mauro Rozzi e nelle poche parole che ci siamo scambiati, mi ha confessato di essere rimasto entusiasta della giornata».
... a conferma che certi avvenimenti vanno al di là di ogni bandiera. Vero?
«Certi eventi sono in grado di togliere anche steccati posti in precedenza che non hanno più ragione di essere di fronte allo sport vero che non ha etichette».
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