Lazzaretti l’uomo giusto per la Reggiana
Il patron della Correggese può essere l’imprenditore a cui affidare il rilancio del club: una soluzione credibile e sensata
REGGIO. A una settimana dal Cda della Reggiana l’assetto azionario e il progetto tecnico sono ancora un punto interrogativo. Svanito, quasi definitivamente, l’arrivo di Pietro Vavassori (il patron della Pro Patria) al presidente Barilli non resta che attuare il “piano B” che per sua fortuna è di assoluto spessore.
E’ bene, però, fare una postilla sull’imprenditore Vavassori che a Cremona danno ormai per certo quale erede del patron Arvedi. In tempi non sospetti c’era chi lo accostava al Como, chi al Novara ora è il turno della Cremonese. Lui resta ancora padre-padrone della Pro Patria. Di sicuro si potrà dire tutto di lui ma non che non ha un cuore grande, sportivamente parlando, dato che ha mille bandiere o forse nessuna.
Ma torniamo al futuro della Reggiana. L’idea è sempre la stessa: mettere attorno a un tavolo,alla presenza del sindaco Luca Vecchi, tre o quattro imprenditori che possano dare vita a una società solida e forte consentendo a Barilli di tenere fede al suo impegno: cedere la società in mani sicure.
Nell’ottica di questa filosofia chi può fare la differenza è Claudio Lazzaretti, il patron della Correggese. Un imprenditore importante, un personaggio credibile ma soprattutto uno sportivo vincente. Tra l’altro, pur essendo carpigiano, è un tifoso granata. Lazzaretti può essere il primo anello di una catena di imprenditori per il rilancio del club. E’ l’uomo giusto per una Reggiana che cerca disperatamente di avere un assetto stabile e un progetto tecnico ambizioso.
Le ambizioni di Lazzaretti non possono certo essere messe in discussione: il fenomeno Correggese è sotto gli occhi di tutti. Ha preso la società in Prima categoria e in pochi anni l’ha portata alla soglia della Prima divisione unica. Da un punto di vista imprenditoriale è disposto a mettere sul tavolo una cifra importante, a testimoniare la sua volontà di fare calcio a grandi livelli. L’idea di fare calcio a livello professionistico a Reggio Emilia lo stimola anche se è evidente che farlo a Correggio ha un senso, diverso è governare la Reggiana, la squadra per cui ha sempre fatto il tifo. Ma i due progetti non sono incompatibili, anzi possono essere sinergici. La Correggese può essere un punto di riferimento per la valorizzazione dei giovani che escono dal vivaio granata, soprattutto con un allenatore-maestro come Massimo Bagatti. Un ragionamento che può valere per un campionato professionistico ma a maggior ragione con una Correggese in serie D.
Un ragionamento che Claudio Lazzaretti ha fatto e sta valutando al suo interno, con i suoi uomini anche se si miscelano sentimenti, affetti e un senso di appartenenza.
Il suo avvento alla Reggiana dovrà essere accompagnato, non solo da una volontà popolare ma anche dalla disponibilità di altri imprenditori per fare gruppo. L’obbiettivo è quello di fare rivivere l’esperienza di Iniziativa Tricolore. Lazzaretti – come detto – potrebbe essere il primo anello di una catena. La disponibilità di Medici e Compagni, ad esempio, può essere data per scontata.
E Barilli? Il patron dovrà prendere atto che questa è l’unica strada per consegnare la Reggiana in mani sicure. Un proposito che aveva lo stesso patron granata ma che per vari motivi si è sbriciolato. Non solo Pietro Vavassori ha cambiato, all’ultimo momento, direzione ma anche Nicola Di Matteo, che tempo fa aveva bussato alla porta granata ha preferito rilevare la maggioranza del Mantova.
Claudio Lazzaretti può essere l’uomo della provvidenza, la ciambella di salvataggio.
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