Gazzetta di Reggio

Sport

«I nuovi dovranno capire cosa significa Reggiana»

«I nuovi dovranno capire cosa significa Reggiana»

LegaPro: il confermato Paolo Zanetti “avverte” i prossimi compagni «Vestire la maglia granata è un onore ma anche una grande responsabilità»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO. Il vice capitano granata Paolo Zanetti non si ferma mai. Dopo una breve vacanza alle Eolie con la famiglia nei primi giorni di ferie, il trentadueenne vicentino sta già lavorando al centro Moss di Vicenza. Segue un programma di mantenimento della forma studiatogli su misura dal preparatore atletico Alessandro Scaia.

Già al lavoro così presto?

«Seguirò un percorso dettagliato fino al 15 luglio per arrivare in forma al ritiro. Ogni giorno faccio qualche esercizio specifico, col mio fisico non posso permettermi di fermarmi a lungo».

E' stata un'idea di Scaia?

«Se sono riuscito a fare un campionato intero dal punto di vista fisico lo devo a lui. Mi ha fatto ritrovare il mio equilibrio fisico, dopo alcuni anni con vari problemi».

Lo vede come un punto di forza della squadra?

«Sul piano fisico la Reggiana non è mai stata seconda a nessuno perciò il suo lavoro è stato eccellente».

Il bilancio dei suoi venti mesi in granata?

«Si poteva fare molto di più per quelle che erano le nostre potenzialità. Ero giunto a Reggio sperando in traguardi importanti ma per tanti motivi le cose non sono andate bene».

Cosa l'ha delusa e cosa invece l’ha gratificata?

«Reggio è una di quelle poche piazze in cui non sembra di giocare la LegaPro per impiantistica, storia e tifoseria. Deluso sì, dal punto di vista sportivo, perché tutti teniamo a fare bene e vincere mentre si è sempre navigato in bassa classifica per rimanere a galla. La speranza è invertire la rotta e provare altre sensazioni».

E' servita questa esperienza ad un senatore come lei?

«La Lega Pro è difficile: chi vi scende si deve adattare, deve entrare in sintonia con i meccanismi. Penso di essermi pian piano adeguato alla categoria disputando buone prove nell'ultimo anno».

E' contento di essere rimasto alla Reggiana?

«E’ una scelta che rifarei per il potenziale di questa piazza, onestamente sono felicissimo ma spero di gioire un po' di più insieme ai nostri tifosi».

Non è tentato dalle due squadre di Vicenza?

«Resto concentrato sulla Reggiana. Essendo di Vicenza sono a contatto con queste realtà ma Reggio è ad un’ora da casa quindi nessun problema logistico o ambientale, spero di restarvi a lungo».

Quali errori non vanno commessi nel ripartire?

«Sarà importante far capire a tutti, come diceva Alessi qualche giorno fa in una vostra intervista, che siamo alla Reggiana e che qui vincere e perdere non è la stessa cosa. Se tutti quanti ragioniamo bene arriveremo ad una squadra coesa il prima possibile e potremo guardare avanti con ottimismo».

Lei avrà un ruolo fondamentale nello spogliatoio...

«Come è stato l'anno scorso e cioè trasmettere il più possibile l'esperienza maturata in questi anni e rendere il clima sempre positivo».

In campo quale ruolo avrà?

«Bisogna capire chi sarà l'allenatore e cosa vorrà da me. Ho dimostrato di sapermi adattare anche in difesa e non è un ruolo che mi dispiaccia, poi me la giocherò con gli altri per il posto».

Il mercato è ancora fermo per questioni societarie, lei come si muoverebbe?

«In LegaPro è normale puntare su un mix di giovani ed esperti per ottenere le cose migliori: non sempre costruendo una squadra con giocatori che non si conoscono arriva l'intesa da subito, questo è il lavoro più complicato; se invece guardiamo le squadre che hanno vinto quest'anno erano tutte costituite da giocatori esperti, che comunque non è una garanzia di successo».

Perché i tifosi dovrebbero tornare allo stadio?

«Perché devono tifare la maglia della propria squadra. I presidenti, i dirigenti e i calciatori passano ma la maglia resta. Spero che tornino anche perché ne abbiamo bisogno. Ma molto dipenderà da noi, se sapremo riaccendere subito l'entusiasmo».

Juri Panciroli