«Verso la Summer League alla scoperta dei giovani»
Devis Cagnardi, assistente di Max Menetti: «Un test importante per la Grissin Bon Anche innesti esterni per far conoscere ai ragazzi il vero clima agonistico»
REGGIO. Un momento importante di formazione che prosegue il lavoro costante sulla crescita tecnica. Devis Cagnardi, assistente allenatore di Max Menetti, vede così la prossima Summer League di Imola, in programma dal 25 al 27 giugno. La Grissin Bon parteciperà di nuovo con una squadra mista che unisce molti giovani del vivaio, qualche senior e innesti esterni da valutare. A guidare il gruppo sarà proprio Cagnardi.
«La nostra società – sottolinea – crede parecchio nel lavoro e nello sviluppo, non ci fermiamo mai. Anche quando la stagione è terminata, i nostri atleti continuano a lavorare, sulla tecnica e sul fisico. È una delle nostre basi».
La Summer League è un test su questo lavoro?
«La priorità è far toccare con mano ai ragazzi più giovani un mondo diverso e poterli in tal modo valutarli in un ambiente competitivo».
Il risultato conta meno?
«Ci sono tanti fattori, alcune squadre provano degli americani, i valori possono essere diversi. Chiaramente si andrà in campo per vincere, la voglia di farlo devono averla a prescindere, i giocatori».
Per un ragazzo di 17-18 anni, cosa può comportare un’esperienza simile?
«Per molti di loro è una delle prime volte in cui si confrontano con i “grandi”. Vedere come lavora un professionista, l’approccio da mantenere, è molto importante per la loro crescita».
Alcuni di loro già l’hanno provato in prima squadra.
«Certo e in generale a Reggio facciamo un lavoro serio, i ragazzi delle giovanili si allenano tutti i giorni, l’approccio è già quello. Il contesto è molto diverso, però».
Oltre ai ragazzi del settore giovanile, avete anche degli esterni. Come mai?
«Beh, alcuni sono atleti controllati dalla società di ritorno alla base, come Allodi che ha appena vinto la Legadue Silver a Mantova».
Avete anche chiamato giovani da altre società, comunque. Perché?
«E’ un momento importante per poter fare valutazioni, e non teniamo sempre sotto controllo anche tutto il mondo del minore. Avevamo molta scelta, abbiamo puntato su ragazzi che ci interessavano».
Uno però ve lo già rubato la Nazionale Under 20, giusto?
«Già, Lorenzo Benvenuti, un’ala di 2.05 del 1995 del Don Bosco Livorno. Il fatto che sia andato in Nazionale conferma che avevamo fatto un buon lavoro nella valutazione».
L’altro rinforzo chi è?
«Andrea Piazza, un playmaker del 1989 che arriva da Udine. Qui ha pesato anche il ruolo, nella nostra rosa eravamo scoperti in regia».
Con tanti giovani, spicca il nome di un veterano, Matteo Frassineti. Cosa ci racconta su di lui?
«Tutto il bene possibile. Si è presentato con la massima umiltà e la massima serietà, dal primo minuto ha dato l’esempio ai ragazzi più giovani, la sua presenza è importantissima dal punto di vista tecnico e non solo».
Avere un giocatore di serie A al fianco sarà uno stimolo per i più giovani? O creerà competizione?
«Tutte e due le cose. Io credo che la competizione sia imprescindibile nello sport, se vissuta nel modo giusto. E’ importante che ci sia, tutti devono essere motivati al massimo. E Frassineti è un grande esempio anche in questo».
Adriano Arati
