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«Forse vado via ma a Reggio verrò a vivere»

«Forse vado via ma a Reggio verrò a vivere»

Andrea Parola ha il contratto con la Reggiana però l’amore per i figli potrebbe farlo partire

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REGGIO. Andrea Parola, il trentacinquenne mediano granata, è al mare coi suoi bambini: saranno proprio loro la variabile da tenere in considerazione per la sua presenza o meno a Reggio nel prossimo campionato.

Dopo un primo anno disastroso per tanti motivi, nella passata stagione c'è stata la rinascita calcistica del giovatore pisano che, però, ha dovuto fare i conti con la separazione dalla moglie e l'allontanamento dei figli andati con lei a Trieste; se non arrivasse una soluzione di compromesso per avere i bimbi c'è la concreta possibilità di una sua partenza da Reggio Emilia per avvicinarsi a loro.

Parola, ha risolto il problema delle due costole incrinate nel finale di campionato?

«Pare di sì, ma ho avuto dolore fino a quindici giorni fa. Una cosa veramente fastidiosa perché già in passato l'avevo provata ma stavolta addirittura due costole contemporaneamente».

Si è messo sul mercato?

«Ho una situazione familiare particolare, a Reggio mi sono separato ed i miei figli sono a Trieste; negli ultimi sei mesi ho fatto continuamente su e giù quindi o riesco a portare a Reggio i bimbi oppure devo trovare una soluzione diversa.I miei bambini sono tutta la mia vita».

Ultimi sei mesi che guarda caso hanno coinciso col suo calo…

«Non c’entravano nulla. Il 5 gennaio col SudTirol mi si è girata la caviglia e dovevo fermarmi per un po' invece mister Battistini ha voluto utilizzarmi ugualmente. Oltre a ciò i campi sintetici, che non amo per niente perché distruggono le gambe, mi hanno dato il colpo di grazia prima di arrivare al problema delle costole».

La società conosce queste sue volontà?

«La Reggiana è al corrente di tutto, a parte il primo anno il mio rapporto è sempre schietto e la mia scelta primaria resta Reggio, senza guardare ad ingaggi o altro però il problema dei figli non posso sottovalutarlo».

Tra serie B e Lega Pro c'è solo Pordenone in zona dove peraltro ritroverebbe Zauli, è lì che mira?

«Sarebbero cento chilometri anziché quattrocento. Comunque sto facendo delle valutazioni dando la precedenza a Reggio per continuare a viverci anche dopo l'attività di calciatore».

Questa situazione non era già chiara quando ha prolungato del contratto?

«Sì però non era ben definita ed avevo speranze di tenere i bimbi con me, cosa che per ora non ho ottenuto».

Le sue parole, unitamente ad altri che esternano sui social network, "di mal di pancia" non si potrebbero leggere come ultimatum ad una società, ancora bloccata da vicende extracalcistiche?

«Da parte mia no perché ora ho un rapporto splendido. Per me il presidente Barilli è una persona in gamba e sistemerà la situazione. Per quello che sta facendo andrebbe tenuto stretto perché ha fatto molto per la squadra pur non avendo grosse possibilità economiche. D'altra parte non ho visto la fila di imprenditori, a parte Compagni e Medici, spingersi per avere la società».

Se restasse granata con che spirito ripartirebbe?

«C'è sempre grande entusiasmo da parte mia e giocare in una città che ho imparato ad amare mi aiuterebbe ulteriormente, il tutto ovviamente con la speranza di fare meglio drispetto a questi due anni».

E' deluso della Reggiana?

«Dispiaciuto perché non si è combinato nulla. E pensare che sarebbe bastato poco, in particolare il primo anno con Zauli perché eravamo tranquillamente una squadra da metà classifica. Quest'anno poi si creavano dieci occasioni da rete mentre alla prima degli avversari si prendeva gol, è stato qualcosa di devastante per tutto il gruppo».

Alla sua età ha ancora degli obiettivi da perseguire?

«Ho grande voglia di impegnarmi finché c'è la passione e non pongo limiti alla carriera, per ora».

E' possibile che stia cambiando qualcosa in società con l'ingresso di Vavassori e dei suoi uomini: la avvince questa nuova sfida?

«Io non vedo un problema di dirigenza e colgo l'occasione per ringraziare il presidente della fiducia accordatami con il prolungamento. Un altro grazie lo devo a Ienca e Battistini perché, di fatto, all'inizio della passata stagione ero fuori rosa e loro mi hanno rimesso in gioco. Da parte mia gli stimoli sono sempre quelli di un tempo e la voglia di ripartire c'è, resta aperto solo il discorso dei bimbi, ma per ora sono e mi ritengo un giocatore della Reggiana».

Juri Panciroli

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