Gazzetta di Reggio

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Midili, quando il pugilato diventa uno stile di vita

Midili, quando il pugilato diventa uno stile di vita

Dopo aver lasciato la Boxe Tricolore sta avviando con Manca il Boxing Club «Portiamo questo sport nelle scuole e abbiamo già qualcuno pronto per il ring»

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REGGIO. Una vita per il pugilato, dentro e fuori dalle corde del ring. E' l'esperienza che Antonio Midili, catanese di origine ma reggiano sin dai primi anni Novanta, trascorre ininterrottamente per lavoro ma soprattutto per autentica passione.

«Mi sono avvicinato alla Kick Boxing e – ammette – me ne sono innamorato. Ho cominciato quindi a studiare la boxe ed ho subito apprezzato il rigore di questa federazione. Mi sono battuto tante volte con alterne fortune e non mi sono più allontanato da un impegno che per me rappresenta anche uno stile di vita».

Ne fa solo un piccolo cenno ma nel suo palmares ci sono titoli regionali e nazionali di boxing che però non potevano bastare per uno come lui che nel frattempo aveva completato gli studi ed ottenuto un posto di lavoro come docente di sostegno in educazione fisica. Attività che ora svolge nella scuola media Marco Emilio Lepido, in città, dove tiene un corso di avviamento alla boxe.

Da poco ha poi avviato una scuola vera e propria di pugilato ed ha già individuato alcuni talenti. «Quest'anno – racconta con un cenno di orgoglio – ai Giochi che a fine maggio si sono svolti alla Fiera del Fitness di Rimini abbiamo guadagnato il primo posto nella categoria Canguri. Abbiamo alcuni promettenti campioncini».

L’ATTIVITA’. Midili è impegnato su vari fronti. C'è la scuola media di via Premuda, ci sono le scsuperiori Filippo Re ed Itis, senza dimenticare il rapporto con la Federazione di Body Art e, da un paio d'anni, l'insegnamento che svolge al Boxing Club di via Fratelli Verri 4, poco distante dall'Italghisa. Ogni momento della giornata è buono per faticare e sudare. Nella nuova palestra molti vanno a cimentarsi sul quadrato fra le 13.30 e le 15, quando gli altri sono a tavola o a fare un pisolino. Ma, si sa, il pugilato non è f per chi ama l'ozio.

«Ho trovato alcuni giovani che mi stanno dando belle soddisfazioni. Alludo in particolare al peso leggero Nars Wael ed al welter Gabriele Sassi. Il primo, di origine tunisina, è un operaio, ha 19 anni e vive a Bibbiano. Da aprile ad oggi ha disputato tre incontri vincendone due ma anche in quello da cui è uscito sconfitto si è battuto come un leone, soffrendo solo la maggior esperienza dell'avversario. Il secondo, reggianissimo, che di anni ne ha 23, ha combattuto un paio di volte e vinto entrambi gli incontri, l'ultimo venerdì scorso a Bergamo».

INTESA. Con Midili c'è un vecchio amico di tante battaglie, quel Valentino Manca, ex campione, che ci ha fatto sognare in tante occasioni. «Insieme – precisa Antonio – abbiamo creato unA collaborazione che ci unisce nella palestra Bulldog di via Casella. Valentino è insegnante a Scandiano. C'è perfetta intesa per mentalità e voglia di collaborare. A lui, come a me, piace fare squadra. A lui mi lega inoltre uno dei più bei ricordi professionali».

Midili è stato uomo all'angolo di diversi professionisti (non a caso è stato coinvolto per 16 anni nella Boxe Tricolore) e con Manca ha vissuto esperienze straordinarie. La più bella?

«Non è facile crederlo, ma la soddisfazione maggiore l'ho ottenuta con una sconfitta. Eravamo a Parigi, intorno all'anno Duemila, in palio un titolo europeo. Davanti a quattromila persone, Valentino si è battuto come un leone ma non ce l'ha fatta a superare l'avversario che era onestamente più abile ed esperto. Battuti sì, ma con l'onore delle armi. In fondo per chi vive il pugilato conta molto la consapevolezza di aver fatto in pieno il proprio dovere».

Ma non c'è il rischio, con il pugilato di creare casi di bullismo? «Tutt'altro. Chi fa sano agonismo sa misurare le proprie azioni. I nostri ragazzi ce la mettono tutta in un ambiente che li aiuta a crescere. Nel nostro caso piccolo è bello perché s'impara a stare in gruppo ed a trasformare gli insegnamenti in atti concreti». (l.v.)