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Come funziona lo strumento di selezione

REGGIO. Il draft Nba è il principale strumento di selezione di nuovi giocatori per le franchigie della lega professionistica americana. In questo modo, le squadre ottengono i diritti sui migliori...

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REGGIO. Il draft Nba è il principale strumento di selezione di nuovi giocatori per le franchigie della lega professionistica americana. In questo modo, le squadre ottengono i diritti sui migliori giovani disponibili: l’atleta può firmare il primo contratto Nba solo con la società che detiene questo “privilegio”.

Il meccanismo del draft prevede due giri di chiamate, 60 totali: due per ognuna delle 30 squadre, una al primo e una al secondo giro. I diritti di scelta possono essere scambiati fra le franchigie, seguendo parametri precisi. Il draft ha cadenze annuale e si snoda in due fasi. La prima, la “lottery”, è la creazione dell’ordine di scelta tramite un sorteggio che coinvolge le 14 squadre non qualificate ai play off. Chi ha chiuso con la classifica peggiore ha una percentuale maggiore di ottenere la primissima scelta. Le prime tre posizioni vengono estratte dall’urna con le palline, dalla quarta scelta in poi si segue la classifica, a scalare. Un meccanismo ideato per evitare che le squadre perdano apposta, per arrivare ultime e conquistare la primissima scelta. Ed allo stesso per favorire l’equilibrio in una lega chiusa, senza retrocessioni, qual è la Nba: chi fa male un anno potrà rifarsi prendendo i migliori prospetti. Il draft è strutturato su chi esce dal basket universitario, equivalente dei settori giovanili europei. Per questo l’età “naturale” di chiamata è a 22 anni, quando un ragazzo terminerebbe normalmente i quattro anni di college. Negli anni i giocatori più interessanti hanno iniziato a dichiararsi in anticipo, con un tetto minimo di 20 anni. I giocatori scelti al primo giro hanno diritto ad un contratto triennale con cifre prestabilite. Al secondo giro invece c’è maggior flessibilità. In ogni caso, le società mantengono la “priorità” sino alla prima firma. In caso di successivo taglio di un atleta, la franchigia che lo ha scelto perde ogni esclusiva. (a.a.)