«Reggio? Sono in parola con Vavassori»
Alberto Colombo: «Con il patron c’è grande stima, mi ha parlato di una nuova avventura in un club prestigioso»
REGGIO. Alberto Colombo è da tutti indicato come il futuro tecnico della Reggiana, che dovrebbe arrivare con Pietro Vavassori per guidare i granata dalla panchina nel corso della prossima stagione.
Il diretto interessato è in attesa di notizie nonostante abbia la consapevolezza di essere molto stimato da colui che è stato il proprio presidente durante la passata stagione.
Colombo ritiene comunque il possibile arrivo alla Reggiana come una crescita importante della sua carriera da allenatore e, nel caso si concretizzasse questa opportunità, metterebbe in campo tutto se stesso per portare risultati positivi in casa granata.
Mister, i più la ritengono già il nuovo allenatore della Reggiana?
«Per quello che mi riguarda posso dire che ancora non c'è nulla di concreto e nessuno mi ha chiamato, nè il presidente Vavassori nè il direttore. Quello che so lo leggo attraverso i giornali e, fin dall'inizio della scorsa stagione sapevo dell'intenzione del presidente di cedere la Pro Patria».
Vavassori nutre grande stima nei suoi confronti?
«Sono consapevole di essere apprezzato dal presidente e, fin dalla passata stagione mi ha sempre detto che gli sarebbe piaciuto portarmi con lui nel caso in cui avesse dovuto iniziare una nuova avventura in un'altra piazza. Mi ha però anche sempre detto che tutto sarebbe dipeso dalla situazione che avrebbe trovato quindi non do per scontato di poterlo seguire».
Nel caso in cui la chiamata dovesse arrivare?
«Se questo succederà, sarò contentissimo di poter continuare a lavorare con il presidente. Come ho sempre detto c'è grande stima reciproca tra le parti, però la chiamata non è ancora arrivata e aspetto che il tutto si concretizzi prima di fare delle valutazioni».
Per un allenatore giovane la panchina della Reggiana è pesante?
«Credo che quando si è giovani, sia come giocatori che come allenatore, si abbia sempre un pizzico in più di incoscienza e, per questo, non sento l'eventuale peso di questa opportunità. Certamente c'è una pressione anche mediatica diversa che può far sentire il proprio peso».
Si è già fatto un’idea di ciò che l’aspetta alla Reggiana?
«Ho un allenatore nel cuore che è Adriano Cadregari che mi ha sempre parlato di Reggio come una piazza difficile per la grande fame di risultati che c'è in tutto l'ambiente».
D'altro canto però da anche stimoli maggiori?
«Assolutamente sì, perché gli stimoli in una piazza come Reggio sono sicuramente più grandi rispetto a molte altre squadre della Lega Pro. In granata sono andati in difficoltà molti tecnici importanti, penso ad esempio a Battistini nella scorsa stagione, quindi se dovesse succedere sarei in buona compagnia. Nel caso si concretizzasse questa opportunità ritengo comunque che la Reggiana possa essere un passaggio importante per la mia crescita».
Siamo ad inizio luglio, a breve tutto si dovrà decidere?
«Credo proprio che sarà così e, per quello che mi riguarda, nel bene o nel male saprò qualcosa di più sul mio futuro, perché ci si avvicina al momento in cui prenderà il via la prossima stagione e, per forza di cose, si dovranno fare delle scelte».
Quanto potrebbe essere difficile mettere insieme di fatto due nuclei così numerosi?
«Personalmente credo che sia molto più complicato unire tanti individui singoli, perché se ci sono due gruppi si può dire che il 50% dei giocatori è già a conoscenza di quelle che sono le richieste dell'allenatore e i suoi metodi di lavoro essendo già abituati a farlo».
Il rischio potrebbe però essere quello di avere di fatto due gruppi distinti?
«E' sempre difficile fare delle valutazioni a priori, ma credo che quello che come sempre fa la differenza sono i risultati, perché portano entusiasmo e grande unione all'interno della squadra».
Avrà un organico allargato?
«Durante la stagione solitamente sono i giocatori che trovano meno spazio ad essere fondamentali perché permettono sempre di tenere alta l'intensità dell'allenamento e sanno farsi trovare pronti quando vengono chiamati in causa dall'allenatore».
Andrea Munari
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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