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Calcio Reggiana, Antonelli: «Vorrei fare parte del progetto»

 Calcio Reggiana, Antonelli: «Vorrei fare parte del progetto»

«Non ho sentito nessuno: nessuna proposta né da giocatore né altro magari tra qualche giorno ne saprò di più perché entro fine giugno attendevo una chiamata dalla società per fare due chiacchiere».

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REGGIO. Dalla sua Pescara Filippo Antonelli, grande uomo spogliatoio nelle ultime due stagioni della Reggiana, tra un tuffo al mare coi bimbi e la difficile metabolizzazione della recente scomparsa del padre sta anche decidendo il suo futuro nel mondo del calcio. Dopo un'onorata carriera con tanta serie B e due anni in serie A tra Messina, Bari e Chievo, oltre alla Lega Pro, è possibile un suo nuovo incarico non più sul terreno di gioco ma per ora, in mancanza di certezze, non si vuole sbilanciare.

Ha quindi deciso di appendere le scarpe al chiodo?

“Non ho ancora deciso perchè qualche squadra mi ha chiamato ma ho risposto che sono in fase riflessiva".

Con la Reggiana che accordi ha?

"Non ho sentito nessuno: nessuna proposta né da giocatore né altro; magari tra qualche giorno ne saprò di più perché entro fine giugno attendevo una chiamata dalla società per fare due chiacchiere".

E' al corrente dei movimenti societari?

"So dell'ingresso di Vavassori e di nuove opportunità che si prospettano portando con se i suoi uomini".

Quale dovrebbe ( o vorrebbe ) essere il suo incarico?

"Ho idee ben chiare ma non è il momento di esporle. A grandi linee credo che ci si debba concentrare su progetto sportivo con persone giuste che sappiano proteggere la squadra e farla andare avanti in modo coeso, responsabilizzando tutto il gruppo. Gli allenatori da soli non vincono i campionati e i giocatori devono mettersi in testa che non vengono prima della squadra ma è il collettivo ad essere al centro dell'attenzione. Chi guida una squadra deve essere in grado di far dare il massimo a tutto l'organico".

Parole da dirigente più che da ex-calciatore.

"L'anno scorso ho provato a dire queste cose nello spogliatoio ma non sempre sono stato seguito e ritengo che si sia reso molto meno del previsto".

I suoi due anni a Reggio li considera i più difficili della carriera?

"Sono stati anni diversi dove non ho mai cercato di impormi ad altri e ciononostante credo di aver giocato più di tutti, anche il mio modo di giocare è stato un po' diverso rispetto al passato. Per venire a Reggio mi sono decurtato l'ingaggio perché credevo in questa avventura poi, nell'ultimo anno, ho subito un infortunio brutto come non mai che mi ha limitato nelle presenze. Nel complesso li ritengo anni positivi".

Per questo vorrebbe rimanere alla Reggiana?

"In città mi trovo bene ma è una scelta prettamente sportiva, vorrei essere partecipe di un progetto che Reggio ultimamente no ha saputo portare avanti e sono a disposizione per dare il mio contributo di esperienza. Se così fosse sarei molto felice di poter rimanere qua".

Se fosse l'addio al calcio giocato ha qualche rimpianto?

"Il più grande non aver vinto il campionato col Torino, nel 2010, avendo perso la finale play-off col Brescia".

Qualche altro aneddoto?

"Sono successe tante cose in tutti questi anni: la prima che mi viene in mente quando con l'Ascoli ho segnato il gol a cinque minuti dalla fine contro il Pescara, la squadra della mia città, condannandola alla serie C, e non ho potuto esultare. Era gioia mista a dolore ma quella palla al volo di sinistro non potevo non buttarla dentro perché per noi era la qualificazione ai play-off che ci avrebbero portati in serie A".

Juri Panciroli

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