«Desidero una serie A sul modello della Nba»
Stefano Landi: «Niente più retrocessioni per consolidare le società»
REGGIO EMILIA. Hanno confabulato a lungo, alla cena del Panathlon di lunedì al Cere, il sindaco Luca Vecchi e il patron della Pallacanestro Reggiana Stefano Landi.
Preso accordi per il restyling del palaBigi?
«No - sorride Landi - non ne abbiamo parlato direttamente, ma il nuovo sindaco sa che è un tema su cui dovremo discutere a breve, ha ben chiaro che il palasport per noi è un elemento indispensabile di crescita se vogliamo considerarci squadra da play off e se vogliamo consolidarci anche in Europa».
Sono questi gli obiettivi del team per il prossimo anno?
«In campionato dobbiamo assolutamente centrare i play off, poi cercheremo di andare il più avanti possibile. So che in Eurocup ci sono squadre importanti e sono consapevole che non sarà un’avventura facile per noi. Detto questo, credo che il nostro obiettivo sia quello di non fare la figura degli ultimi arrivati».
Non è ancora arrivato il primo colpo di mercato. Per ora si registra solo il prolungamento del contratto al leader Andrea Cinciarini...
«Per noi è stato importante prolungare in contratto di Cinciarini. E’ una base di partenza importante. Abbiamo imparato come la continuità paghi. Non a caso lo staff tecnico sarà lo stesso delle ultime stagioni».
Oltre a Cinciarini partite con un solido gruppo di italiani...
«Valorizzeremo Della Valle e Mussini, due giocatori giovani e di talento. Poi c’è Pini che, quando ha avuto la possibilità di giocare, ha sempre fatto bene. Sarà l’anno di Riccardo Cervi che si è messo in mostra come uno dei lunghi più interessanti del campionato e che confermeremo in quintetto».
Silins?
«Ha fatto bene a provare in Nba. Credo anche che debba ancora maturare e Reggio in tal senso è il posto giusto. Con lui vorremmo prolungare il rapporto, lasciandogli ovviamente un escape Nba perché non vorremmo mai impedirgli una carriera oltreoceano».
Resta aperto il discorso relativo agli stranieri. Desideri?
«Nessuno in particolare. Posso solo dire che bisognerà aspettare. Anche se ci sono contatti in corso, nomi caldi non ce ne sono. Oggi (ieri, ndr) il ds Alessandro Frosini e il coach Max Menetti sono partiti per gli States per svolgere scouting alla Summer League di Las Vegas».
Intanto alcuni club si scatenano sul mercato..
«Lasciando fuori Milano che vuole continuare a primeggiare in Italia e vuole iniziare a farlo anche in Europa, tante squadre sono attive. Sassari, che è un club ambizioso, ha perso i cugini Diener e dovrà affrontare un cambiamento importante. Venezia ha già concluso diverse operazioni, come già fece lo scorso anno».
Muoversi per primi è una tattica che paga?
«Ci sono aspetti positivi e aspetti negativi nel muoversi subito. E’ importante avere una squadra ben definita quando si inizia la stagione, ma a volte è bene aspettare. Ci sono grandi giocatori che aspettano le grandi squadre e, una volta che non riescono a trovare ingaggi importanti, si rendono disponibili. A giugno/luglio non si trova mai il James White della situazione. Le ambizioni le abbiamo, il budget però non è infinito ed è opportuno fare scelte oculate».
Ha ancora speranza di rivedere The Flight in biancorosso?
«Vedremo. Come vedremo come si svilupperanno le cose con Kaukenas».
Il budget sarà ai livelli dell’ultima stagione?
«Sì. Sono socio unico di questo club e l’impegno non è piccolo. Spero di coinvolgere un numero maggiore di sponsor. Il vero salto di qualità lo potremmo fare soltanto quando avremo a disposizione un impianto più ampio e, nel contempo, riusciremo a coinvolgere altri imprenditori appassionati come me. Non ho intenzione di rimanere a vita patron unico del club».
E’ impensabile coinvolgere Giorgio Squinzi che ha già investito tanto nello sport e nella nostra città?
«Squinzi è già ben impegnato nelle attività calcistiche. Ci sono anche altri imprenditori con possibilità e interessi che speriamo di coinvolgere».
Senza un palasport all’altezza, siete comunque al terzo posto della serie A per incassi. Soddisfatto?
«Di questo non posso che ringraziare i tifosi per il contributo di tifo e...di bilancio. L’incasso fra abbonamenti e biglietti, messo insieme a quanto ci arriva dagli sponsor non basta però a coprire tutte le spese. Io vado avanti da anni e il peso si sente. Anche grandi imprenditori come Benetton e Snaidero, giunti a un certo punto sono usciti dal basket perché il peso era diventato troppo grande. Al di là degli interventi che si possono fare, come il palasport o gli sponsor, serve iniziare a ridisegnare tutto il movimento. Un lavoro che va fatto a livello di Lega».
Cosa propone?
«Ora che c’è un nuovo presidente (Fernando Marino, presidente di Brindisi, ndr) si devono iniziare ad affrontare discorsi importanti. Da una parte si deve arrivare ad abbattere i costi, dall’altra si deve vendere meglio il nostro sport, in tv ad esempio. C’è un grosso lavoro da fare che potrebbe portare ad abbattere i costi in questo contesto».
Ad esempio?
«Si potrebbero bloccare le retrocessioni, almeno per un certo periodo di tempo. In pratica arrivare a creare franchigie sul modello Nba per stabilizzare i club. Che poi questi siano 16, 18 o 20 non importa».
Quali i vantaggi?
«Senza retrocessioni, le società non sarebbero costrette ad apportare modifiche in corsa alle squadre, riducendo i costi. Il blocco delle retrocessioni consentirebbe anche di far crescere i club, spingendoli a investire sui giovani e sui settori giovanili. Queste franchigie, per far parte della Lega Pro, dovrebbero rispettare determinati parametri. Così che non ascolteremmo più disperati SOS dopo tre giornate di campionato, segnali che sono negativissimi per tutto il movimento».
C’è altro?
«Sì. Una sorta di “liberi tutti”. Cioè il libero impiego di giocatori di ogni nazionalità. Questo aumenterebbe lo spettacolo e servirebbe a calmierare i prezzi degli stranieri».
Liberalizzare l’utilizzo degli stranieri non è in qualche modo in contrasto con la politica della Pallacanestro Reggiana, che sa sempre punta moltissimo sul settore giovanile?
«No. Proprio in questi anni in cui abbiamo tanti stranieri, non abbiamo mai avuto così tanti italiani in Nba. Liberalizzare gli stranieri vorrebbe dire poter pescare in altri mercati, quali quello russo o quello cinese, giovani talenti».
Queste sue idee non erano condivise dagli altri presidenti nei giorni della sua candidatura alla presidenza della Lega?
«Non sono mai stato contattato direttamente da altri presidenti e nessuno mi ha mai chiesto di candidarmi. Tramite il nostro ad Dalla Salda avevo fatto capire che una mia disponibilità in tal senso poteva esserci, tenendo conto di alcune idee che sto portando avanti. Non è tanto il presidente che conta, quanto i contenuti che si vanno a sviluppare. Ci sono tanti colleghi che vogliono intervenire direttamente nelle attività della Lega, cosa che non condivido. Il presidente dovrebbe svolgere un ruolo di rappresentanza e delegare tutto a un general manager preparatissimo. Ora a capo della Lega c’è Fernando Marino, diamogli il tempo di lavorare poi tireremo le somme».
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