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«Vavassori alla Reggiana conviene molto a Barilli»

«Vavassori alla Reggiana conviene molto a Barilli»

«L’operazione interessa il presidente, non è detto che interessi anche Reggio In questa fase in società c’è una certa confusione che non facilita il mercato»

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REGGIO EMILIA. Il diesse Massimo Ienca è deluso per la sua non riconferma nello staff granata per la prossima stagione ma non vuole polemizzare con la società in questo momento molto delicato per il futuro della Reggiana.

L'avventura a Reggio è finita?

«Ho sperato fino al 30 giugno di rimanere parte del progetto poi mi hanno comunicato che non avrebbero rinnovato nessuno dei contratti in scadenza finchè la questione societaria non fosse risolta e presumo che chi arriverà ha già un suo staff tecnico di riferimento».

Come giudice questa operazione?

«C'è una confusione di base dovuta alla ricerca di partnership da parte del presidente Barilli. In questo momento sembra essere Vavassori la figura importante e cerca di portare a termine questa trattativa che è sicuramente la più conveniente per lui, non è detto che lo sia anche per la Reggiana».

Paga i risultati negativi del campionato scorso o sono scelte societarie?

«Pago l'ingresso di una nuova componente societaria che porterà suoi uomini di fiducia. Barilli ha più volte confermato che i risultati erano in linea con le aspettative: la squadra era costruita con prestiti da valorizzare e giovani in età da contributi (la Reggiana ha incasso 900mila euro ndc); in quest'anno di transizione il mio lavoro è stato fatto bene perciò non pago l'aspetto tecnico».

Qual è il suo rammarico?

«Non continuare un lavoro su determinati giovani di prospettiva che magari adesso andranno a far bene in altre squadre oltre a non vedere alla prova la coppia Ruopolo-De Giosa che sarà l'arma in più della prossima Reggiana».

Conosce l'imprenditore Pietro Vavassori?

«Credo che faccia calcio da un paio di anni e non ho mai avuto occasione di rapportarmi con lui».

Con Barilli invece i rapporti come sono?

«Eccellenti ed ho sperato in una riconferma rimanendo al lavoro fino all'ultimo giorno mentre tutti i calciatori andavano in vacanza. All'interno della società è sempre stato lui il mio referente su qualsiasi questione da trattare».

Ci sono stati momenti di frizione con lo staff?

«Quando si ha un ruolo di responsabilità è facile scontrarsi con persone di un gruppo consolidato negli anni come quello che ho trovato a Reggio ed il mio arrivo ha imposto regole nuove che non tutti hanno digerito. Ma in generale ho avuto rapporti buoni con tutti: un discorso a parte vale per Monica Torreggiani con la quale, dopo un breve periodo di assestamento, è nata profonda stima e collaborazione e la considero una persona altamente professionale. Una professionista che non ho mai trovato negli anni precedenti, con la quale ho trovato grande sinergia sul lavoro».

E con i soci di minoranza?

«Con Medici e Compagni non ho avuto confronti, mi sono visto con loro solo alle due cene e quando mi hanno criticato a mezzo stampa ho chiuso definitivamente i rapporti».

Nessuno dei "suoi" giovani è stato confermato. Perchè?

«A parte Possenti, che l'Atalanta non ha voluto riscattare, gli altri non sono stati confermati perché una società senza certezze di allenatore e direttore sportivo non può fare mercato mentre le altre non stanno a guardare. Non parlo solo dei giovani già conosciuti perchè in questa situazione si è perso Costa del Chievo e Massoni del Perugia che è andato al Monza insieme ad Anastasi, un ex che magari il prossimo anno realizzerà 15 gol. Si sono perse tante occasioni. Ci sono giocatori che è un peccato tenere solo un anno per i contributi quando potrebbero essere inseriti in pianta stabile. Non posso rimproverare nulla a Barilli che lo scorso anno ha fatto le nozze coi fichi secchi ma fare sempre in questo modo coi giovani è un lavoro fatto a metà. Dispiace non rivedere giocatori talentuosi come Cavion e Bandini (passato al Prato) come hanno dimostrato a fine stagione».

Ci sono anche giocatori come De Giosa e Parola che hanno manifestato voglia di lasciare la Reggiana, c’è una correlazione con la sua mancata conferma?

«Coi calciatori si instaurano dei rapporti, vedi De Giosa che ho portato a Reggio, reduce da due campionati vinti, con un contratto di un anno e mezzo con l'opzione per un altro, in caso di buon campionato. Un ottimo affare ma trovando a Reggio poca chiarezza ed avendo un buon mercato capisco le sue aspettative. Andrea ha manifestato il problema dei giovani ma gli ho spiegato che finchè farà questo lavoro deve sapersi adattare. Lui è intelligente ed una soluzione la troverà».

Si ha l’impressione che molti club di serie A hanno chiuso la porta alla Reggiana.

«Il mio ruolo comporta la creazione di una rete di conoscenze e amicizie. I miei buoni rapporti con Chievo, Atalanta o Juve potrebbero determinare il trasferimebnto dei loro giovani verso altre piazze, mentre a Reggio arriveranno magari giovani dall'Inter, se arriverà Ferrara».

Coi tifosi come si lascia?

«Alla manifestazione di gennaio c'è chi ha infamato la mia famiglia e promesso di “darmi le botte che a Torino non mi ha dato Rolando Bianchi” che io invece considero un fratello. Non si può piacere a tutti e costoro sono stati invitati personalmente a confrontarsi con me nel mio ufficio ma non sono mai venuti. Per il resto lascio una piazza fantastica che non deve però vivere sempre di ricordi ma guardare in faccia la realtà».

Continuerà a seguire la Pallacanestro Reggiana?

«Certamente. Non ho mai seguito il basket prima ma vissuto all'interno di un palazzetto familiare come il PalaBigi mi ci sono innamorato e poi ho coltivato buoni rapporti con Dalla Salda ed altre persone legate al mondo della pallacanestro».

E' pronto per l'avventura alla Pro Patria?

«Sono cose proposte da Barilli sia a me che a Marcello Montanari. Ha chiesto la nostra disponibilità e se ci sarà la possibilità ne parleremo con chi sarà il proprietario ma non possiamo andare allo sbaraglio senza sapere se esistono dei programmi e degli obiettivi».

Juri Panciroli

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