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«A guadagnarci è Barilli mi pare l’unica certezza»

«A guadagnarci è Barilli mi pare l’unica certezza»

Reggiana: Gino Pigozzi analizza l’operazione Vavassori e la svolta societaria «Avrei preferito Montanari a Colombo e posticipato la campagna abbonamenti»

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REGGIO EMILIA. La "svolta" societaria della Reggiana, il nuovo assetto granata che si va profilando non convince tutti. Anzi. Da più parti si levano voci critiche. Tra coloro che manifestano perplessità, riserve, c'è Gino Pigozzi, un passato da calciatore ed ultimamente nello staff granata come addetto a bordo campo. Ruolo svolto più che altro da amico: «non ero di certo io ad incidere sul budget», dice ridendo.

Cosa non la convince nell' operazione Vavassori?

«Il fatto che al momento non sembrano esserci finalità, scopi , progetti ben delineati e dichiarati. Il problema è che nessuno, neppure i suoi più stretti collaboratori, conoscono a fondo le idee di Barilli: se gli parli è vago, mutevole da un giorno all'altro».

Quindi è un'operazione non conveniente?

«Per il presidente sicuramente la è: lui incassa soldi e sono suoi, visto che vende azioni di sua proprietà. E conserva una posizione di rilievo in società. Per la Reggiana non lo so, lo dirà il futuro».

Avrebbe preferito una soluzione, per così dire, reggiana?

«Senz'altro, però siamo alle solite, a parte Medici e Compagni non paiono essersi palesati interessamenti, Lazzaretti non sembra aver preso seriamente in esame la questione: colpa degli imprenditori di casa o di Barilli che chiede troppo?».

Barilli entra nel merito delle scelte tecniche, ha spiegato che Siega in pratica è un De Silvestro con più continuità: non è anomalo che un presidente si esprima così?

«Sì, nella mia lunga carriera ho incontrato pochi presidente che parlassero pubblicamente di questioni tecniche. Mi viene in mente solo Berlusconi, ecco. Ma Barilli è convinto di intendersi di calcio e non solo di aspetti gestionali».

Pigozzi è critico anche sulla scelta di Colombo come allenatore. «Senza nulla togliere a chi arriva, che tra l'altro conosco poco e non di persona, io avrei confermato Montanari che è reggiano, ha lavorato bene, conosce l'ambiente e, particolare che non guasta, non costa tanto».

Non è rischioso fondere due blocchi che se nel campionato scorso ci fossero state le retrocessioni sarebbero finiti ai play out?

«In linea teorica sì, ma bisogna valutare se si tratta di necessità per scarse risorse o di precisa scelta perché convinti che con un anno di esperienza possano esprimersi meglio e comunque sono giocatori con valori importanti per la categoria. Certo che manca qualcosa, a parte il portiere, perché non credo che in avanti si possa fare affidamento sul solo Ruopolo. Mi pare che oggi come oggi anche numericamente il reparto offensivo sia sguarnito».

C'è polemica se fare o no l'abbonamento, che pensa?

«Per correttezza dopo l'ultima annata ed i rapporti determinatisi con la tifoseria, io avrei aspettato a lanciare la campagna: prima la presentazione dello staff, dell'organigramma e di una struttura più completa di squadra. Capisco che i proventi degli abbonamenti sono molto importanti ad inizio stagione, ma in queste condizioni non vedo una corsa ai botteghini, fossi uno spettatore io attenderei di vedere almeno all'opera la squadra nelle prime uscite».

Luigi Cocconcelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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