Mario Neri a ruota libera sulla crisi del calcio a 5
«A livello nazionale, direi che manca un ricambio generazionale e soprattutto un cambio di mentalità»
Reggio - Mister Mario Neri dopo una pausa di riflessione è tornato al timone di una compagine nazionale di calcio a 5, la Fratelli Bari team tra le candidate alla promozione ne prossimo campionato di serie B. Carisma, grande esperienza e conoscenza dei migliori giocatori ed applicazione tecnico-tattica disciplinare le sue doti da sempre vincenti.
Mister cosa l'ha spinta a questa nuova avventura dopo una pausa di riflessione, quali sono i suoi obiettivi per questa stagione?
"La mia è stata una pausa voluta e non costretta, mi ero un po' allontanato dal Calcio a 5 dopo la morte di Salvatore Ticli che stava cercando di cambiare qualcosa in seno alla federazione di Calcio a 5 , mi erano venuti a mancare gli stimoli vedendo ciò che ci circondava, poi un anno fa abbiamo deciso di intraprendere grazie alla società Fratelli Bari ed al suo presidente, un percorso di crescita nel calcio a 5 per cercare di portare più reggiani giovani possibili ( cioè sul territorio)in prima squadra, ampliando le categorie di giovani partendo dalla Scuola Calcio a 5 "Pietro Rocca" fino all' under 21". "Da qui si sono evolute alcune situazioni che mi hanno riportato in panchina direttamente senza che lo cercassi; per ciò che riguarda gli obbiettivi, direi che la nostra massima dimensione è stata raggiunta già l'anno scorso con l'ottimo campionato condotto in panchina da David Belli, a me rimane solo da consolidare e fare crescere il più possibile i giovani del nostro territorio"
Quando inizierà a lavorare sul campo e come si avvicinerà al campionato?
"Come tutti gli anni che ho allenato, un po' differente sarà per me fare la serie B dato che ero abituato a 7/8 sedute settimanali, quindi cercherò di dare maggior informazioni possibili sin dal primo giorno ai miei ragazzi per colmare la mancanza di tempo e sicuramente inizieremo non prima della prima di settembre".
Quali pensa siano gli attuali problemi che investono questa disciplina sia a livello nazionale che A livello nazionale, direi che manca un ricambio generazionale e soprattutto un cambio di mentalitàregionale che provinciale?
" improntato più sulla managerialità, siamo arrivati all'assurdo che la Nazionale vince il Campionato Europeo e la nostra serie A fa fatica a arrivare a comporre un girone da più di 10 squadre". "Ci sono poi problemi societari che sono ridondanti, società che vogliono arrivare al vertice senza consolidarsi scalando in apnea la graduatoria del calcio a 5 per poi chiudere battenti, società che promettono rimborsi faraonici senza averli per poi smantellare le squadre a campionato in corso, poca preparazione della classe dirigenziale societaria". Spesso il direttore sportivo o allenatore o team manager che sia, svolge questo ruolo in quanto nelle grazie di chi comanda, infine poca attenzione al bacino giovanile che è la linfa per una società che vuole stare a galla senza svenarsi, ho tralasciato appositamente la crisi economica, perché come diceva Einstein :"
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza." ". "Alla Fratelli Bari abbiamo coniato il motto "Metodo, merito, educazione e rispetto", questo è il punto di partenza, A livello regionale direi che le cose sono principalmente le stesse, a livello provinciale credo che basterebbe istituire tornei dove i tesserati del calcio possano fare anche calcio a 5 senza limitazioni, si avvicinerebbe maggior utenti di qualità , e la cosa fondamentale sarebbe fare scuole calcio a 5 e a 11 assieme, cioè una joint venture tra società, sarà poi il ragazzo a decidere se andare a giocare a 11 oppure a 5 al momento opportuno".
Dopo anni di boom a Reggio stanno sparendo ogni anno sempre più società, quale a suo avviso può essere la chiave di volta per riportare la nostra provincia nell'elite regionale?
"Dobbiamo essere consci che le abitudini dei ragazzi e della popolazione in generale sono in cambiamento, se prima avevamo due / tre sport di riferimento adesso le opportunità di svago e di fare sport sono più ampie, venendo al calcio a 5 nello specifico, ci sono due strade, allargare il portafoglio prendendo tutti i giocatori più rappresentativi e quindi ritrovarsi tra qualche anno punto a capo, oppure investendo con lungimiranza sul proprio vivaio e sulle proprie capacità, se diamo uno sguardo alle regole imposte dalla Federazione direi che non avrei dubbi"
Quale consiglio, vista la sua esperienza che da ai giovani che vogliono intraprendere questa disciplina?
«Mi viene in mente una frase da me pronunciata a un dirigente molto tempo fa che mi accusava di non fare giocare i giovani ma solo Brasiliani: " io non faccio giocare i brasiliani, io faccio giocare chi crede in se stesso, per giocare devi allenarti, se vai al bar o a vedere le partite di Champions e non ti alleni non puoi fare parte di una squadra, prima il gruppo poi il singolo", sacrificio e credere in ciò che si fa, tutto qui".
Aldo Spadoni
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