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Caso Tavecchio: Agnelli all’attacco da Singapore

Caso Tavecchio: Agnelli all’attacco da Singapore

Il presidente della Juventus: «Si parla solo di banane, non ci sono idee» Albertini contro Lotito: «Onnipresente alle assemblee, più dei due candidati»

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ROMA. Cinque giorni al voto, e uno scenario in divenire. La corsa alla presidenza della Federcalcio ha una sola certezza: la data dell'elezione, lunedì a Fiumicino. Tutt'altro che scontato l'esito dell'urna tra astenuti ed eventuali schede bianche, come pure gli scenari.

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha preannunciato «un finale a sorpresa» senza però specificare quale. Difficile, stando ai numeri, un riferimento a un eventuale successo di Demetrio Albertini, appoggiato dalle componenti tecniche (calciatori e allenatori), molto meno dalle società. La maggioranza dei club, infatti, sostiene ancora Carlo Tavecchio nonostante la frase sugli stranieri “mangia banane”. Il presidente dei Dilettanti, dopo aver incassato l'appoggio della Lega Pro a Firenze, attende la conferma di quello della Serie B di Andrea Abodi, che domani si riunirà in assemblea a Lerici. Il fronte in evoluzione resta quello della Serie A: la Confindustria del pallone, partita compatta pro-Tavecchio (18-2), è al momento quasi spaccata a metà, con Juve e Roma ad alternarsi alla guida della carovana NoTav. Da Singapore, il presidente bianconero Andrea Agnelli è tornato ad attaccare Tavecchio: «Alle elezioni si presenta un candidato che parla di giocatori che mangiano banane, invece che delineare le sue proposte per farci progredire. Non c'è nessun piano né idea condivisa sulla direzione che il sistema dovrebbe prendere. C'è ancora molto da fare e dovremmo guardare avanti invece che dilungarci sul passato». Molto più indeciso il presidente del Cesena, Giorgio Lugaresi: «Voterò secondo coscienza. È chiaro che in questo momento non credo che Tavecchio possa rappresentare la federazione. Se poi mi farà cambiare idea il mio appoggio lo potrebbe anche avere». «Albertini lo conosco poco, mi fa una buona impressione come ragazzo, se poi ha le qualità per guidare una federazione così importante non sono in grado di giudicarlo - aggiunge -. Il rischio commissariamento? Non sono assolutamente spaventato». Insomma, nonostante il calo di Tavecchio, Albertini continua a non convincere. L'ex centrocampista del Milan, via Twitter, prova quotidianamente a indebolire l'avversario («Noto che Lotito è onnipresente alle assemblee, più dei due candidati» il cinguettio contro uno dei grandi sostenitori di Tavecchio), con risultati però tutt'altro che soddisfacenti. Forse perché, come sostenuto da Malagò, gli ex calciatori italiani non sono ancora riusciti a conquistare quel consenso a livello dirigenziale che in altri Paesi è ormai prassi.

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