D’Agnelli: «Ho detto no alla proposta di fare soltanto l’osservatore»
REGGIO EMILIA. La rivoluzione dello staff granata è costata cara anche a Rino D'Agnelli: ha scelto una strada diversa ma senza polemizzare con la Reggiana. «Non faccio più parte dei collaboratori da...
REGGIO EMILIA. La rivoluzione dello staff granata è costata cara anche a Rino D'Agnelli: ha scelto una strada diversa ma senza polemizzare con la Reggiana.
«Non faccio più parte dei collaboratori da una decina di giorni. Sono rimasto in questo limbo decisionale anche dopo il 1 luglio perché mi era stata offerta una possibilità di continuare che per il momento non ho accettato».
Qual era il suo ruolo?
«Dal novembre 2012 ero a capo del gruppo di osservatori che si occupa di visionare i giovani di altre squadre. Soprattutto, col mio staff, si seguiva il match-analisi: cioè si andavano a conoscere le avversarie della Reggiana qualche settimana prima della gara di campionato per impostare un lavoro col tecnico. Un esempio su tutti: la salvezza di Cuneo. Avevamo inviato a Zauli una infinità di notizie che sono risultate vincenti».
La nuova offerta in cosa consisteva?
«Ridimensionare il mio ruolo a semplice osservatore oltre che un adeguamento in basso dello stipendio, altrimenti mi era stato proposto di collaborare con la Pro Patria».
Quindi è stata una scelta legata al nuovo staff?
«Con Barilli l'accordo per proseguire l'avremmo trovato ma lui è stato costretto a fare questa scelta per il bene della Reggiana quindi a me non resta che prenderne atto».
Come giudica la nuova dirigenza?
«Non sono in grado di dire oggi se siano le persone giuste per rilanciare il calcio a Reggio ma è stato allestito un organico molto competitivo che, unitamente ad un girone B molto abbordabile, potrà dare soddisfazioni ai tifosi».
Sembrano orientati a sviluppare ulteriormente il settore giovanile: è la via giusta?
«A parte la Berretti, che lo scorso anno che è andata incontro a tanti problemi di assemblaggio, il vivaio ha elementi interessanti. Mi permetto però di suggerire un restyling anche per quel settore, ovviamente quando sarà sistemato in toto quello della prima squadra. Servono molti uomini competenti per allestire un vivaio che possa sfornare talenti».
In società è sempre stato tutto rose e fiori?
«Ci sono stati momenti in cui tra me e qualche dirigente, ad esempio il diesse Massimo Ienca, le vedute erano diverse ma il tutto si è sempre risolto all'interno della società».
Si dia un voto...
«Come tutte le cose si poteva senz'altro fare meglio ma non sempre ho potuto portare in granata i giocatori che avrei desiderato. I problemi erano di due tipi: la poca disponibilità economica e le difficili trattative con alcuni procuratori. Di fatto, l'80% di loro non si riusciva ad averli».
Chi avrebbe voluto vedere alla Reggiana?
«Penso a Conti dell'Atalanta che poi andò a Perugia, oppure Palma e Magnusson passando per Schiavone prima che andasse al Siena. Senza dimenticare Manfrin e Calapai. Quest'anno potrei fare i nomi di Costa e Messetti del Chievo oppure Aramu e Barreca del Torino o Greco della Lazio; l'unico arrivato è stato Sabotic che oltre ad essere seguito da me lo era anche dal direttore tecnico Ferrara per conto della Pro Patria».
Il suo è un addio o un arrivederci?
«Quando torneranno i presupposti sarò lieto di tornare. Me ne sto andando, quindi potrei dire male di questa avventura giunta al termine invece voglio sottolineare come fare calcio a Reggio sia l'ideale per chiunque. Qua ci sono le attrezzature adeguate; una tifoseria attaccata ai colori come quella della mia città, Torino; c'è un alto tenore di vita e c'è, per forza di cose, la voglia di tutti di ritornare nel calcio che conta».
Adesso cosa farà?
«Il buon lavoro che credo di aver svolto a Reggio mi ha fatto conoscere e sono in trattative con altri club, dei quali saprete caso mai più avanti dal momento che siamo ai primi approcci».
Si vendicherà portando via qualche talento dal vivaio granata?
«Non sarà certamente una vendetta però qualche giovane che mi può interessare nella Reggiana c'è».
Qualcuno da salutare in particolare?
«Tutti i miei ex collaboratori in primis, lo staff dell'hotel Airone che ci ha trattato da re, alcuni dei giocatori ai quali sono molto legato – Zanetti o Alessi per citarli tutti – ma non dimentico i tifosi: dalle Teste Quadre, al Gruppo Vandelli fino ai Rebel Crew, con tutti loro avevo instaurato rapporti ottimi. Voglio fare anche un grande in bocca al lupo alla Reggiana che continuerò a seguire quando mi sarà possibile».
Juri Panciroli
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