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«Con lo sport vivo meglio»

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Handbike, l’entusiasmo degli atleti dell’Apre-Olmedo

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REGGIO EMILIA. La vitalità e la gioia di vivere, per la maggior parte di loro, è ricominciata grazie alla bicicletta speciale a tre ruote, l'handbike. Come associazione sportiva dilettantistica, l’Apre Emilia Romagna ha iniziato a pedalare nel 2000. Più avanti aderirà alla Fondazione per lo Sport del Comune di Reggio Emilia. Ora l'Apre-Olmedo è un gruppo di persone appassionate di ciclismo che, nonostante l’acquisita disabilità, superando scetticismo e timori, tenta quello che poteva sembrare temerario o impossibile: esplorare il territorio o competere agonisticamente con l'handbike. Gli iscritti sono 18, uomini e donne, sportivi noti e meno noti al grande pubblico, la maggior parte in carrozzina a causa di un incidente automobilistico in giovane età. Fra gli aderenti all'Apre-Olmedo spicca decisamente il nome di Francesca Porcellato, atletica versatile, con un palmarès di medaglie davvero encomiabile, anche olimpiche. Per Franca Cristofori, sulla carrozzina dai suoi 9 anni, la spinta a cofondare la società sportiva è arrivata dal desiderio di potere fare qualcosa insieme agli amici. Tadeo Bigi invece, presidente di Apre-Olmedo dal 2012, ha dovuto essere conquistato all'idea. "

«La mia esperienza è iniziata grazie a William Bonvicini, ex presidente di Apre e ora segretario dell'associazione. Non avevo più l’uso delle gambe dai miei 16 anni a causa di un incidente in motorino. Ho raccolto i soldi per comprare la mia prima bicicletta, ma non ne ero tanto convinto; ero titubante, mi sentivo a disagio a mostrarla attaccata alla carrozzina. Usandola mi sono poi appassionato e non l’ho più lasciata da 12 anni».

Con adesioni convinte da subito o conquistate nel tempo, il gruppo prende corpo e inizia a organizzare e a partecipare a manifestazioni sportive. I risultati, sia individuali che di gruppo, sono spesso importanti, anche a livello nazionale. Ciascuno dei 18 sportivi che formano la società ha la propria storia, che spesso inizia con un incidente sulla strada in gioventù, attraversa crisi personali profonde per poi sfociare in conquiste di vita.

Davide Zanotti è invece uno di quelli che lo sport non lo ha mai lasciato: lo faceva anche prima dell'incidente e, fin dal suo ricovero in ospedale a Imola, ha conosciuto la possibilità di continuarlo. «Lo sport mi ha aiutato a superare il trauma; ora mi fa vivere meglio, mi fa sentire libero, mi dà energia per continuare ad andare avanti» dice.

«Corro da 14 anni, mi piace migliorarmi, confrontarmi con gli altri e anche visitare posti interessanti. Questa attività - sostiene Renzo Artoni - ti fa stare di più in mezzo alla gente, oltre che offrirti più autonomia; prima infatti non avevo questa capacità di muovermi in carrozzina».

«Mi fa piacere spostarmi in modo diverso, avere quel senso di libertà, poter coprire certe distanze anche senza auto - dichiara Tadeo Bigi -. Lo sport ha cambiato la qualità della mia vita. Dopo la titubanza iniziale, trovarmi con gli altri, gareggiare, fare gli allenamenti,condividere con il gruppo, è stato bellissimo».

C'è chi ama di più gareggiare, come Davide Zanotti: «La competizione dà autonomia, ti misura con te stesso, ti dà soddisfazione o delusione, ma, al di là del risultato, ti fa divertire. L'essere contento della mia prestazione, mi dà gioia». Ricorda con piacere la maratona di New York del 2005 dove, su 120 concorrenti, è arrivato 14esimo, primo fra gli italiani.

C’è chi, invece, ama decisamente solo fare del cicloturismo come Franca Cristofori: «Preferisco la pista ciclabile al circuito per me infatti è importante potere andare e godere del paesaggio, ma deve essere fatto con gli amici, con il gruppo, perché quell'energia ti sostiene, soprattutto in caso di difficoltà. E' tuttavia più facile partecipare ad eventi agonistici, perché ne vengono organizzati tanti, mentre è più difficile trovare finanziamenti per il cicloturismo. In ogni caso, uso l'handbike dal 2001 e da allora per me le cose sono cambiate, ma da sola non avrei conquistato ciò che ho realizzato».

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