«Facciamo calcio pensando al sociale»
Il presidente Franco Camellini: «La Reggio United ha una filosofia diversa, il risultato conta ma viene in secondo piano»
REGGIO. Presidente Franco Camellini, perché la Reggio United non avverte la crisi, anzi è in forte espansione.
«Noi facciamo calcio da 35 anni, operando a stretto contatto con il nostro territorio (zona di San Maurizio, Ospizio, villaggio Stranieri). Prima ci chiamavamo Pol. Venezia, siamo radicati nella nostra realtà».
Mentre le altre società diminuiscono le squadre, voi le avete aumentate, com’è possibile?
«Quest’anno allestiremo undici squadre ma non è questo il concetto di base. La differenza è nella filosofia di società: noi siamo una realtà che fa calcio pensando al sociale».
Però fate pagare i ragazzi che giocano da voi.
«La nostra retta è di 150 euro compreso il materiale ed è quella più bassa tra tutte le società che fanno settore giovanile. Una retta, poi, trattabile».
Ripeterete l’esperienza del dopo-scuola?
«Abbiamo fatto il bando e ci contiamo perché il nostro concetto è di salvaguardare il bambino, seguirlo non solo nell’attività calcistica ma anche a scuola. Aiutare le famiglie anche nel trovare lavoro, nei trasporti».
Quanti sono i ragazzi che giocano nella Reggio United?
«Lo scorso anno erano 170, quest’anno vediamo. Noi non ci poniamo il concetto del vincolo, da noi la porta è sempre aperta per chi vuole fare calcio».
E i risultati?
«La prima cosa che spieghiamo ai genitori è che si può vincere, pareggiare ma anche perdere. Anche a noi piace vincere ma non è una priorità».
Però quest’anno avete ceduto dei ragazzi alla Reggiana, al Sassuolo e alla Correggese.
«Abbiamo tanti debiti perché abbiamo investito tante risorse (500mila euro) nei nuovi spogliatoi ma ci vantiamo di una peculiarità: siamo tutti volontari. Nessuno prende un euro, nemmeno gli allenatori».
E’ questo il segreto?
«Chi in passato pensava solo a vincere e basava il concetto sul prevalere in classifica, oggi che non ha i ragazzi, si ritrova in crisi. Noi non facciamo questi discorsi. Per noi “sono bambini che giocano a calcio” poi il risultato è un optional. Il calcio deve essere per tutti, noi vogliamo esserci».
Partecipate ai campionati Figc?
«Quando è possibile sì. In tempi non sospetti avevo capito che i campionati regionali avrebbero portato le società ad indebitarsi per i costi eccessivi. Per questo abbiamo privilegiato i tornei del Csi ma questo non ci ha impedito di vincere e di proporre dei bravi giocatori».
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