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Laurea e tre ori, l’estate magica di Cecilia Camellini

Alessandro Zelioli
Laurea e tre ori, l’estate magica di Cecilia Camellini

La nuotatrice cieca, portacolori dell'Asd Tricolore di Reggio Emilia, dopo i tre successi ai campionati europei di nuoto paralimpico, è tornata ad allenarsi nella piscina di via Melato.

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REGGIO EMILIA. «Sto vivendo una favola, ma so che prima o poi arriverà il giorno in cui i risultati non arriveranno più. Sarà una opportunità per fare altro». Basterebbe questa frase per condensare il Cecilia Camellini pensiero. Una campionessa nello sport come nella vita, la 22enne nuotatrice formiginese, portacolori della Asd Tricolore Reggio Emilia, che ha da poco conquistato tre medaglie d’oro ai Campionati Europei di Eindhoven, dominando le gare dei 100 dorso, 50 e 100 stile libero. Ori che luccicano a casa Camellini, assieme alla laurea in Psicologia ottenuta a pieni voti, e con lode, all’università di Cesena all’inizio di luglio, poco prima di partire per l’Olanda per gli Europei.

LA FAVOLA. Cecilia Camellini come Cenerentola?

«In un certo senso sì – racconta la nuotatrice, reggiana d’adozione, incontrata nella piscina cittadina di via Melato dove si è allenata la scorsa settimana prima di partire per le vacanze – Quest’anno in particolare è speciale. Tre ori in fila non li avevo mai vinti. La laurea per la quale ho scelto di rinunciare a preparare le gare sui 400, e tante soddisfazioni che stanno arrivando».

Le ha pesato rinunciare alle due gare sui 400?

«No, perché è stata una scelta condivisa con lo staff tecnico. Sapevamo che o mi laureavo o mi allenavo. Abbiamo scelto la via di mezzo».

E sono arrivati tre ori.

«Sì. Quello nel dorso a sorpresa. Avevo la febbre e il crono è stato quasi da crociera estiva, anche se un po’ accelerata... – sorride – Ma quando la tedesca mi ha toccata, ho cambiato ritmo».

Cioè?

«A metà vasca c’è stato un contatto con la Schulte. E lì ho pensato che quella medaglia doveva essere mia».

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LA TENACIA. Testardaggine e tenacia: due doti che ha sempre avuto sin da piccola. In quale si riconosce?

«Mi vedo più come una rompi... Scherzi a parte, quando mi viene sottoposta una cosa, prima di accettare valuto. Lì cerco di capire se posso o meno ottenere un obiettivo. Se capisco che ci posso arrivare, allora parto a testa bassa per ottenerlo. Consapevole che potrei anche non riuscirci».

Ed in quel caso?

«Vuol dire che qualcuno è stato più bravo di me o che le valutazioni non erano state del tutto corrette. Si impara».

LA FAME. Per ora è successo poche volte. Ma come farà a saziarsi? Ha ancora fame di medaglie?

«Se faccio una gara non penso alle vittorie in tasca. Penso che mi farebbe piacere conquistare anche quella medaglia. Finché riesco, cerco di portarne a casa più che posso».

L’anno prossimo ci saranno i Mondiali e poi, nel 2016, le Olimpiadi di Rio. Qual è l’obiettivo primario?

«I Mondiali e poi le Olimpiadi. Ogni anno ha la sua storia».

LA PELLEGRINI. In questo concetto assomiglia molto a Federica Pellegrini, a cui spesso è stata accostata. Dopo quel contatto post Londra 2012, c’è più stato nulla?

«Questo paragone non regge e non potrà mai reggere. In quel momento fu naturale, poi non c’è più stato contatto da parte di entrambe. Le faccio un sincero “in bocca al lupo” per gli Europei. Ma Federica non c’entra. È il movimento che non ha fatto nulla per avvicinare i nostri due mondi».

In che senso?

«Dopo Londra ci misero assieme facendo proclami secondo i quali il mondo Olimpico e quello Paralimpico avrebbero dovuto diventare una cosa sola. Belle parole rimaste per aria che non hanno trovato al momento, attuazione. I muri rimangono alti e la volontà di abbatterli, poca».

Un suo desiderio sin da prima di conoscere la Pellegrini.

«Perché è sempre stato così e credo lo rimarrà ancora a lungo. Due mondi paralleli ma che nessuno vuole incrociare. Anche se gli uni non avrebbero da temere gli altri, perché le prestazioni non sono neppure paragonabili».

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LA MODA. Come la Pellegrini, lei è sempre stata attenta al look. Ha mai pensato di fare la modella?

«Le modelle basse non le vuole nessuno. Vediamo. Finché faccio nuoto un po’ di fisico mi rimane».

Non aveva neppure le unghie tricolori – come a Londra 2012 – in Olanda?

«No. Per lo stress post laurea le avevo mangiate. Ma qualche collega le ha esibite e la tradizione è stata rispettata».

LA LAUREA. Un 110 e lode ottenuto a Cesena e una laurea in Psicologia che ha fortemente voluto. Quanto le sono serviti in vasca quegli studi e quanto del sacrificio in allenamento l’ha aiutata a laurearsi?

«Sono due cose che vanno di pari passo. Quando sono in gara non riesco a pensare molto, soprattutto se faccio i 50 o i 100. Ma ho fatto la tesi sulle motivazioni nello sport e in Olanda ho voluto testare se quanto avevo scritto era vero».

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E adesso?

«Le vacanze ad Assisi, anche se dovevo andare a Gerusalemme. Ma non è il momento buono. Poi a settembre l’ammissione a Psicologia clinica e si ricomincia a studiare».

LA FINE. Tutto calcolato. Tutto desiderato. Otterrà anche questo risultato?

«Ci spero perché è quello che voglio. I risultati e la laurea conseguita hanno messo molta benzina nel mio motore».

Nonostante le tantissime vittorie è rimasta la stessa Cecilia che si approcciava alle gare dieci anni fa. Perché?

«Non lo so. Questo alone di brava ragazza lo hanno costruito. Ma io sono una 22enne come tante altre».

Non teme che la favola possa finire?

«Come un piatto di lasagne. Ma non per questo si smette di mangiare. Si cambia portata. Quando i risultati non arriveranno più proverò a fare altro. Cavallo, paracadute, pianoforte e ora l’armonica a bocca. Oltre a nuotare, faccio altre cose già ora».

IL DOPING. Lei viene associata allo sport pulito. Ma il doping nel mondo paralimpico, esiste?

«Solo perché siamo ciechi o disabili fisici non vuol dire che siamo diversi. Siamo ragazzi e ragazze e, come tali, facciamo cavolate. Nel mio mondo esiste il doping. E chi bara, lo fa per lo stesso motivo dei cosiddetti normodotati».

Lei ha mai barato?

«Sì – esclama davanti alla mamma Antonella, la quale impallidisce sorpresa – Alle superiori mi sono preparata i foglietti e ho copiato. Lo sanno in pochi, ma ormai il reato è prescritto. Ripeto. Sono cieca, ma sono una ragazza come le altre e faccio le stesse cose degli altri. Ma non faccio ricorso al doping e mai lo farò. Se non vincerò, sarà perché le altre sono più brave».

LA VITA. Guardando la sua vita sino ad ora, con cosa baratterebbe una delle sue medaglie?

«Con dieci centimetri in più di altezza – scherza – Mi aiuterebbe nel nuoto».

Anche pensando alla vita privata?

«Beh, come Cenerentola lascio in giro ciabatte in ogni piscina, ma il principe azzurro non si decide a riportarmele. Lei invece al primo colpo ha centrato l’obiettivo».

La notorietà, in questo, non l’aiuta?

«No, anzi. I complimenti mi fanno piacere, ma se posso li evito. Per questo vorrei andare ai Caraibi. Me li hanno descritti come un luogo paradisiaco e vorrei verificare di persona. Li non mi conosce nessuno e potrei stare tranquilla».

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