La Riese di Danilo Zini al debutto col Campagnola
Coppa Italia Promozione, l’allenatore-giocatore chiamato al battesimo di fuoco «Ho la fortuna di allenare un gruppo di ragazzi fantastici, tutto è più semplice»
RIO SALICETO. Danilo Zini ricomincia da Rio Saliceto e lo fa nella doppia veste di allenatore e giocatore. Non è ancora il momento di appendere le scarpe al chiodo e oggi sarà al debutto nell’atteso derby di Coppa Italia contro il Campagnola.
Come la dobbiamo chiamare?
«Mister».
E i suoi giocatori/compagni le danno del tu o la chiamano mister?
«Un po' e un po'. Ho la fortuna di allenare un gruppo di ragazzi fantastici. Molti di loro arrivano da settori giovanili di squadre professionistiche e sanno benissimo dove inizia il mister e finisce il compagno di squadra».
Come è stato l'impatto con il nuovo ruolo?
«Il primo giorno è stato di confusione, alla sera avevo il mal di testa. Dovevo allenare e allenarmi. Devo ringraziare Vittorio Borghi che mi ha dato una grossa mano».
Dal secondo giorno le cose sono andate meglio?
«Decisamente meglio. Ho capito come funziona e adesso le cose vanno benissimo».
Perché non è rimasto alla Correggese dopo un campionato da protagonista?
«Perché non me l'hanno chiesto. A parte una chiamata che sapevo molto di proforma, di proposte concrete non ce ne sono state».
Eppure Bagatti ha sempre dimostrato grande stima nei suoi confronti.
«Infatti lui mi avrebbe voluto tenere. Se fosse stato per lui a quest'ora sarei ancora a Correggio».
Invece?
«Invece eccomi qui a Rio. Voglio comunque essere molto chiaro: non sarei rimasto. Un po' per problemi di lavoro ma anche per un discorso di "tenuta" da punto di vista fisico. Dopo due mesi sarei scoppiato».
Quindi vuole provare la carriera di allenatore?
«A dir la verità dovevo venire a Rio per fare il giocatore, poi è saltata fuori la possibilità di fare il doppio ruolo e ho accettato al volo. Voglio partire dalla gavetta e scalare tutti i gradini».
Il debutto sarà nel derby contro il Campagnola in Coppa Italia, si è preparato?
«Il calcio è universale a tutti i livelli per cui affrontare la Lucchese o il Campagnola non cambia».
Nella sua seconda esperienza granata ha avuto diversi allenatori: cosa porterebbe di ognuno di loro? Partiamo con Alessandro Pane.
«La scrupolosità nel preparare le partite».
Loris Dominissini?
«La capacità di creare il gruppo».
Amedeo Mangone?
«La bravura nel curare la fase difensiva. Ovviamente parlo difensore».
Gigi Apolloni?
«Purtroppo l'ho conosciuto poco ma gli riconosco una grande professionalità».
Abbiamo saltato Zauli ma non è stato un caso. E' noto a tutti che soprattutto negli ultimi mesi il vostro rapporto fosse ai minimi storici tant'è vero negli ultimi mesi di campionato non mise mai piede in via Agosti ufficialmente per problemi fisici. Stava davvero così male?
«Non così male - ride Zini - la verità è un'altra: he dicevano che per lo spogliatoio ero destabilizzante».
Il campionato dell'anno scorso a Correggio allora è stata una risposta a Barili o a Zauli?
«Ad entrambi».
Un'ultima cosa: è andato a Rio per vincere il campionato?
«Prima arriviamo alla salvezza e dopo vediamo cosa succede».
Cristiana Filippini
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