L’orgoglio dei tifosi granata «Tutta l’Italia ci ha applaudito»
L’eco della protesta degli ultrà reggiani ha suscitato consensi a livello nazionale per lo stile «Sappiamo di combattere contro i mulini a vento ma amiamo anche vivere di utopie e sogni»
REGGIO. Il giorno dopo i tifosi granata sono ancora lì, al Mapei Stadium, questa volta per applaudire la Reggiana e non più in curva Sud ma in tribuna.
L’eco dell’inedita protesta ha fatto il giro d’Italia grazie alla diretta su Canale 5. I tifosi organizzati hanno ricevuto consensi da tutte le tifoserie organizzate italiane. «E’ così – rimarca Mauro, un tifoso storico – abbiamo ricevuto attestati da chi come noi ha un concetto di calcio legato a valori come l’identità, il senso di appartenenza. Valori diversi».
«Un altro elemento che ci ha gratificato – prosegue – sta nel fatto che in curva con noi c’erano tanti ragazzini. Un passaggio di padre in figlio che è la nostra linfa e che ci permette di dire che: la passione per la Reggiana non morirà mai».
Accanto ai complimenti, ovviamente, ci sono anche delle sottolineature. «Sappiamo di combattere contro un potere forte. Ci dicono che come Don Chisciotte combattiamo contro i mulini a vento ma lasciateci vivere di utopie e pensare che la passione per calcio è più forte di tutti gli interessi».
I tifosi granata, pur con garbo, sottolineano che è stato fatto di tutto per “zittire” la loro voce e “oscurare” la loro presenza ma è stato impossibile.
«Nonostante il circuito fonico è stato indirizzato in modo particolare verso la nostra curva per sovrastarci, la nostra voce è stata più forte, forse perché veniva dal cuore, esasperata da tanti anni di sofferenza».
A fare sensazione è anche la decisione di uscire dallo stadio dopo quaranta minuti, così come avevano fatto lo scorso anno in occasione della partita Sassuolo-Chievo.
«La nostra volontà era di dimostrare che noi esistiamo e siamo ancora tanti. Che a Reggio c’è una sola squadra, la Reggiana e che nessuno ci potrà strappare questa nostra passione. Un messaggio che abbiamo gridato, poi a missione compiuta ce ne siamo andati. Il Trofeo Tim è stato il nostro strumento per far capire che i reggiani sono disposti a tutto, anche a fare i kamikaze.
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