Tiratore micidiale, maestro di tecnica
Diener ai raggi X: la guardia del Wisconsin è stato l’mvp dello scorso campionato
REGGIO EMILIA. È uno dei grandi protagonisti dell’ultimo decennio di basket italiano, l’esterno americano Drake Diener. Originario del Wisconsin, alto 196 centimetri per 88 chili, non ancora 33enne, “ManDrake” ha trascorso tutta la carriera professionistica nel nostro paese, dopo l’università in un college prestigioso come DePaul. Il canestro è un vizio di famiglia, il cugino Travis, prima di deliziare a Sassari, ha giocato dignitosamente per anni nella Nba.
A chiamarlo, nel 2006, Castelletto Ticino, all’epoca in Legadue fu Meo Sacchetti, il grande mentore di Drake. Nel 2007 lo segue a Capo d’Orlando, dove con la regia di Pozzecco regalano un’annata di basket frizzantissimo. Diener si mette in mostra e arriva la convocazione di Siena, dove però non riesce ad emergere. Passa ad Avellino, due stagioni di nuovo in gran spolvero, prima dell’approdo a Teramo, dove, fra gli altri, gioca con un giovanissimo Polonara. Nel 2011 ritrova Sacchetti a Sassari, per un triennio di pallacanestro divertente e anche efficace, sancita dalla vittoria della Coppa Italia a febbraio, superando Reggio in semifinale. L’ultimo anno sassarese è forse il migliore in carriera, chiuso a 19.4 punti, 4.3 rimbalzi e 2.8 assist con il 63% da 2, il 51.9% da 3 e l’84.8% ai liberi.
È il migliore in assoluto in punti, percentuale da 2 e da 3 punti e viene nominato, con pieno merito, Mvp del campionato. In serie A, dal 2007 ad oggi, ha disputato 236 partite a medie complessive notevolissime: 15 punti, 4.6 rimbalzi, 2.7 rimbalzi, il 56% da 2, il 42.2 da 3 e l’84.7 dalla lunetta.
Qui si parla di un maestro vero di tecnica individuale, uno dei migliori tiratori visti da parecchio a questa parte in Italia. Ma non solo: Diener è attaccante multidimensionale, sa sfruttare l’ottimo palleggio e l’altezza per prendersi buoni tiri in 1 contro 1 e nella zona intermedia, maestro di quel fondamentale ormai sparito chiamato arresto e tiro. Fa canestro, e c’è poco da aggiungere. In difesa non ha mai brillato, e tende a risparmiarsi per l’altra metà campo, ma la lucidità non manca neppure qui. (a.a.)
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