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RUGBY / SERIE A

L’azzurrino Filippo Scalvi «Resto a Reggio, ecco perché»

L’azzurrino Filippo Scalvi «Resto a Reggio, ecco perché»

REGGIO EMILIA. Un’altra pedina importantissima rimane al Rugby Reggio. Dopo un Mondiale Under 20 che ha visto il gruppo azzurro dominare l’Argentina, Filippo Scalvi dalla Nuova Zelanda fa ritorno in...

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REGGIO EMILIA. Un’altra pedina importantissima rimane al Rugby Reggio. Dopo un Mondiale Under 20 che ha visto il gruppo azzurro dominare l’Argentina, Filippo Scalvi dalla Nuova Zelanda fa ritorno in Italia pronto ad affrontare il campionato di aerie A con i suoi Diavoli. Un giocatore che potrà dare un grande aiuto al team di Mandelli.

Cosa pensa della squadra di quest’anno?

«E’ molto giovane, tanti ragazzi sono alla prima esperienza in prima squadra e forse il problema, almeno all’inizio, sarà la poca esperienza. La cosa positiva è che tutti hanno tantissima voglia di migliorare e nessuno si tira indietro».

Perché è rimasto a Reggio?

«La motivazione fondamentale è stata che il percorso a Viadana era incompatibile con i miei studi universitari di medicina, a Parma. E poi in rissonero ho avuto un’esperienza molto positiva, questa negli anni è diventata casa mia e nonostante la possibilità di rimanere in Eccellenza, come ha fatto mio fratello, ho deciso di restare con i Diavoli perché qui abbiamo t lo stesso obiettivo da conquistare insieme».

Il Mondiale Under 20?

«Esperienza indimenticabile. Ci siamo tolti anche qualche soddisfazione come con l’Argentina, ma non è questo. Trascorrere un mese in un Paese in cui si respira continuamente rugby, forse di più di quanto non si respiri calcio qui in Italia, mi è piaciuto moltissimo».

Qual è il ricordo più bello che ha portato a casa dalla Nuova Zelanda?

«Sicuramente il fischio finale della partita gcontro l’Argentina. E’ arrivato dopo svariate azioni tutte nei nostri 22 e non ci potevamo credere. Contro ogni pronostico avevamo battuto uno squadrone qual è l’Argentina. Certo, eravamo entrati in campo per vincere il match, come sempre, ma mai ci saremmo aspettati di arrivare ad un obiettivo così ardito».

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