Da olimpionico mancato a campione... in esilio
Il santilariese Sunter Fontanili: «Vi spiego perché ora gareggio a Modena e ho deciso di rinunciare a fare il professionista del tiro a volo»
SANT'ILARIO D'ENZA. A Reggio ci sono delle difficoltà e così – per sparare da vincenti – bisogna passare il Secchia. E' quel che ha fatto Sunter Fontanili, trentanovenne santilarese, che insieme al suo conterraneo Saverio Franceschini ha appena vinto, a Bergamo, il Campionato italiano di tiro al piattello. Titolo tricolore a squadre, per la cronaca, con il sestetto della Ghirlandina di Modena.
Nella finale Fontanili (uno dei 30/40 tiratori d'Italia, quindi tra i primi 60/80 del mondo) ha realizzato 92 centri su 100 colpi, contribuendo al successo di squadra del gruppo modenese che nel complesso ha totalizzato (con i suoi 6 tiratori) 548 piattelli su 600, contro i 542 del secondo team classificato, quello di Padova.
Contento del trionfo, Sunter Fontanili è un po' meno soddisfatto di altri aspetti che hanno riguardato la propria carriera: iniziata nel 1998 con la conquista del titolo italiano Esordienti, quando stava sparando i primi colpi.
Sposato e padre di due figli, Fontanili lavora come operaio alla Parmareggio di Montecavolo. Mettere i piattelli nel mirino non è dunque la sua professione, anche perché a suo tempo accadde qualcosa che lasciò il segno: «Alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino del 2008 – racconta lui stesso – avevo raggiunto degli ottimi risultati tecnici e nella lista dei possibili convocati figuravo a pari merito con due tiratori che facevano parte uno delle Forze Armate e l'altro del Corpo Forestale. Io, che non ero tesserato per alcun corpo dello Stato, fui penalizzato e venni lasciato a casa».
E qui il rubinetto dello sfogo si apre completamente: «In queste situazioni i privati come me sono penalizzati. Dopo la botta morale presa con quell'episodio... ho definitivamente abbandonato ogni ipotesi di passaggio al professionismo ed ogni speranza di futura convocazione olimpica. Mi sono reso conto che, in Italia, o entri da giovane in un corpo dello Stato oppure non ce la fai, non ce la puoi fare».
Peccato. Rimangono però una irrinunciabile passione e soprattutto un grandissimo talento.
Da dilettante, però, i sacrifici sono ancora più duri: «Vado a Modena ad allenarmi – spiega Fontanili – due volte alla settimana, dovendo fare i conti con i turni di lavoro. Quando a Montecavolo sono impegnato al mattino... mi alzo alle 4, smonto alle 13 e mi reco a Modena, senza pranzare, affrontando due ore di allenamenti. Poi torno a casa».
Come mai fino a Modena, a Reggio Emilia non esistono delle opportunità?
Qui le spiegazioni si fanno diplomaticamente più morbide, e sibilline: «Nella provincia di Reggio, col tiro al piattello, ci sono delle difficoltà», glissa Fontanili. Ma pare di aver capito che un po' di difficoltà ci siano anche... in Italia.
Massimo Bassi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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