Gazzetta di Reggio

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Un brivido lungo 40 anni sul palco del Valli

Linda Pigozzi
Un brivido lungo 40 anni sul palco del Valli

Mille emozioni e grandi campioni alla festa di compleanno della Pallacanestro Reggiano

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REGGIO EMILIA. «Quarant'anni fa non avrei avuto tanta fantasia per immaginare tutto questo. Per immaginare che saremmo diventati così grandi e che avremmo perfino potuto sognare di diventare ancora più grandi». C'è un brivido lungo quarant'anni nelle parole di Gianni Pastarini, fondatore e da sempre protagonista della Pallacanestro Reggiana. Quel brivido che la società reggiana ha fatto vivere alla città nella lunga serata al Valli. Sul palco del Municipale sono sfilate le immagini di tanti successi del passato remoto e recente, sono sfilati i grandi protagonisti di quattro decenni di successi, sofferenze e infinita passione per il basket, il vero filo conduttore della serata. A sfilare è stata la storia biancorossa, a scandirne i tempi il reggianissimo Lorenzo Dallari, affiancato nella conduzione della serata dalla showgirl Federica Fontana e dalla voce più amata dai baskettari italiani, quella di Dan Peterson che la storia della Pallacanestro Reggiana l’ha raccontata per anni.

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E sul palco del Valli hanno sfilato i simboli di quarant’anni di storia. Orazio Rustichelli, correggese doc che riuscì a portare Reggio e la reggianità in altissimo, essenza del decennio '74-'84.

Poi gli anni del boom: quelli del ciclo d'oro '84-'94. Gli anni delle grandi Cantine Riunite che scossero con un brivido profondo un’intera città, un’intera provincia, sono rivissuti nelle parole del simbolo di quegli anni magici: Piero Montecchi. Che, in un botta e risposta con Dan Peterson, ha strappato sorrisi e ripercorso aneddoti inediti riguardo al passaggio del “Papero” dalla Pallacanestro Reggiana all’Olimpia Milano.

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Altri anni, altre grandissime emozioni negli occhi di Gianluca Basile, simbolo del decennio ’94-’04 che, con l’emozione che non ha mai mostrato sul campo, ha ripercorso la storica galoppata nel play off ’97-’98 che si concluse con la conquista della semifinale scudetto in una magica notte a Treviso, a oggi il risultato più alto raggiunto dal team biancorosso. A guidare quel team, il coach dei coach biancorossi: Dado Lombardi, grande assente ricordato e celebrato da splendidi filmati d’epoca.

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Gli anni recenti sono riassunti nei “cinque anni con il sorriso” di Alvin Young. “Boogie” che con la maglia biancorossa vinse un solo campionato di Legadue ma che seppe entrare nel cuore dei tifosi reggiani. «A Reggio il basket è la vita - ha raccontato, regalando al Valli l’ennesimo, contagioso, sorriso - devo tanto a questa città e a questo club». Con Young, simbolo dei tanti americani sbarcati in via Guasco, è salito sul palco anche Roosevelt Bouie, il primo americano arrivato a Reggio. Immutata la verve, immutato il modo in cui incespica nel dialetto reggiano, Bouie è stato capace di emozionarsi al punto di «Avere il cuore in bocca».

E altri brividi si sono moltiplicati nelle parole dei protagonisti di quella «Società perfetta» come l’ha definita l'attuale ds Alessandro Frosini prima di prender posto in platea.

Il brivido più grande è vissuto nel racconto dell’ex tecnico biancorosso Virginio Bernardi, riuscito a riportare a Reggio almeno per un attimo a Reggio Mike Mitchell, il più grande di sempre.

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Impossibile celebrare la storia biancorossa, senza celebrare il settore giovanile, il cui indiscusso “sovrano” Andrea Menozzi si è emozionato nel vedere le immagini dei due scudetti (quell’Under 20 conquistato nel 2003 e quello Under 21 conquistato nel 2007). La ricchezza vera di quarant’anni di storia meravigliosa è tutta nei ragazzi lanciati ad alto livello da club biancorosso. Quelli di ieri (Montecchi, Basili) e quelli di oggi (Riccardo Cervi, Giovanni Pini, Ojars Silins e tanti altri, protagonisti con il resto della Grissin Bon del successo più grande della storia biancorossa: la conquista dell’Eurochallenge. Un solo un anno fa, divenuto poi realtà l’aprile scorso.

E il prossimo sogno? «A noi piace parlare di cose concrete - ha detto il patron Stefano Landi -. Quest’anno vogliamo arrivare fra i primi quattro perché noi puntiamo a migliorarci. Sempre».

Perché quel brivido iniziato quarant’anni fa, non ha fine.

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