Bouie: «Orgoglioso di avere fatto parte di questo gruppo»
Il ritorno del gigante, primo straniero a giocare a Reggio «Meraviglioso ritrovare le strade della mia città»
REGGIO EMILIA. «Questa è casa mia, lo sarà sempre». Parole che vengono dal cuore e che si riflettono negli occhi umidi con cui scruta la folla di ospiti in cerca di amici, vecchi compagni di squadra, qualche tifoso. Biancorosso per sette stagioni, ha diviso il campo con campioni del calibro di Bob Morse, ma tutti lo ricordano per le sue doti vicino a canestro e a rimbalzo, per le quali era soprannominato “La Piovra”. Roosevelt Bouie è tornato a Reggio, la città in cui negli anni '80 ha furoreggiato sul campo, restando poi anche dopo il ritiro, a dimostrazione dell'amore e del legame indissolubile che il campione americano ha formato con questa parte dell'Emilia.
Bouie, torna a Reggio dopo tanti anni. Quali sono le sue sensazioni?
«Torno sempre molto volentieri. Qui mi sento bene, mi sento a casa e come al solito, quando torno a Reggio mi trovo così bene che c'è sempre il rischio che poi non torni più via».
Quanti anni ha vissuto a Reggio?
«Quasi 15 anni. Tanti da giocatore, ma anche quando ho appeso le scarpe al chiodo ho deciso di restare qui e vivere a Reggio per altri tre anni. Poi sono tornato negli Stati Uniti, a Kendall, stato di New York, dove sono nato. C'è stato un periodo della mia vita in cui avevo vissuto più tempo a Reggio che negli Stati Uniti».
Che impressione le ha fatto la città? Cos'è cambiato rispetto alla sua Reggio?
«Prima di venire qui al teatro Valli ho camminato un po' per il centro e per il mio vecchio quartiere. Mi hanno messo in un albergo un po' fuori, non c'era quando vivevo qui, così ho deciso di tornare verso la “mia” Reggio. Gli alberi, i viali, le case, tante cose sono rimaste le stesse. Anche la mia casa è ancora lì».
Qual era il quartiere in cui viveva?
«Ospizio. Abitavo in via Emilia Ospizio 29».
Cosa le è passato per la mente quando l'hanno invitata a questa festa?
«Che era una grande occasione per la società e per la città, ma anche per noi giocatori. Sono contento di averne fatto parte».
Ora lei vive in America, ma non ha lasciato il mondo del basket, vero?
«Sì, organizzo il Bouie Basketball Camp, a Kendall: l'obiettivo è preparare i giocatori americani che vogliono venire in Europa. Lavoriamo su quello che c'è da sapere in campo e quello che può far comodo anche fuori».
Da quando è tornato in America in che rapporti è rimasto con la Pallacanestro Reggiana?
«Qualche allenatore o dirigente negli anni passati è venuto al mio camp, quindi si può dire che dopotutto ho continuato a lavorare per la società biancorossa anche dagli Stati Uniti».
Segue ancora il basket italiano?
«Un po'. Mi hanno detto che Recalcati allena ancora, adesso è a Venezia. Il coach è fortissimo, già ai miei tempi era uno dei migliori in circolazione, allenatori come lui non tramontano mai. Con lui ho vinto una Coppa Korac, quando sono andato a giocare a Cantù, e tra l'altro lì ho conosciuto un altro pezzo di storia della Pallacanestro Reggiana».
Cioè?
«Fabrizio Frates. Allora era il vice di Recalcati, era un giovane allenatore che stava iniziando a muovere i primi passi nel basket di alto livello».
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