«Sogno di indossare la maglia granata»
Lamine Traorè vive a Boretto: «La Reggiana è il mio riferimento anche se voglio portare alla salvezza il Santarcangelo»
BORETTO. La storia di Mohamed Lamine Traorè è quella di un ragazzo che ha lasciato la sua terra, la Guinea, per trovare fortuna in Italia. Una favola a lieto fine. Un ragazzo come tanti, anche se la sua esperienza familiare lo ha obbligato a crescere in fretta. Traorè vive a Boretto dove la sua famiglia ha cercato serenità e un futuro. E’ nato a Kindia, in Guinea ma si sente a tutti gli effetti un reggiano.
Traorè, si può dire: uno su mille ce la fa?
«Non credo di avere ancora fatto niente, anzi sono solo agli inizi della mia carriera anche se ormai da cinque anni faccio il professionista».
Il sogno è sempre il debutto in serie A con il Parma?
«Lo è per tutti i ragazzi che iniziano a giocare a calcio».
Ma dagli esordienti del Boretto a sabato avversario della Reggiana, di strada ne ha fatta.
«Devo sempre dire grazie a Daniele Toniato che mi ha dato la possibilità di mettermi in mostra portandomi al Guastalla. Mi segue ancora con grande affetto e attenzione».
Il calcio è il suo riscatto sociale?
«E’ la mia passione che avevo fin da piccolo e che è diventata una professione anche se non dimentico le mie radici e il passato».
Non si sente ancora un professionista?
«Mi impegno ogni giorno per poter costruire una carriera ricca di soddisfazioni».
Sogna ancora di giocare nella Reggiana?
«Sono un reggiano e come tale simpatizzo per i granata. Gli amici mi prendevano in giro dicendomi che ero un parmigiano-reggiano, ora un romagnolo. A Boretto ci sono tanti tifosi della Reggiana. Sarebbe bello poter indossare la maglia della squadra della mia città anche se per il momento penso a conquistare la salvezza col Santarcangelo».
E’ di proprietà del Parma, quindi tifa per i crociati?
«Adesso sono di proprietà del Cesena e a dire la verità sono un simpatizzante del Milan».
I suoi fratelli sono ancora impegnati nello sport?
«Mio fratello Sherif gioca nel Rugby Viadana ed è considerato un emergente, il più piccolo Abuye dopo le giovanili del Parma quest’anno gioca nel Colorno, in Eccellenza».
E pensare che con il Parma di Guidolin ha sfiorato il debutto in serie A .
«E’ vero ma non è andata proprio così. Quando militavo nelle giovanili del Parma, Francesco Palmieri, responsabile del settore giovanile, mi chiamó per avvertirmi che sarei andato in ritiro con la prima squadra. Pensai a uno scherzo e lo mandai a quel paese. Quando mi accorsi che non lo era, il mondo mi crolló addosso. Per fortuna Palmieri capì e il tutto si concluse con una risata».
Un esordio in serie A, che peró non è arrivato.
«Guidolin mi fece giocare tutte le amichevoli. Mi parlava spesso. Diceva che mi teneva in grande considerazione. L'esperienza in prima squadra al fianco di grandi campioni mi è servita tanto».
Gioca terzino destro, ha un modello?
«Mi ispiro a Cafù e Maicon».
Con il Santarcangelo come sta andando?
«Siamo solo all’inizio e sappiamo che è un campionato difficile e duro ma contiamo di rimanere in categoria».
Contro la Reggiana ha sempre disputato delle eccellenti partite.
«E’ vero, sia quando militavo nel Sud Tirol che con la maglia del Foggia ho disputato delle buone prestazioni. Spero di ripetermi anche sabato».
E’ l’anno della consacrazione?
«Me lo auguro».
Torna sempre a Boretto?
«Certo, tutte le volte che ho una giornata libera torno a casa, in famiglia e dagli amici».
Ci saranno tanti tifosi sabato a Santarcangelo.
«Bene, speriamo sia una bella partita».
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