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Sabato c’è la Juventus il Mapei abbatte le barriere

Sabato c’è la Juventus il Mapei abbatte le barriere

Oggi la presentazione delle opere che porteranno lo stadio Città del Tricolore a privilegiare l’ospitalità e l’aggregazione pur mantenendo la massima sicurezza

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REGGIO EMILIA. Nel percorso di avvicinamento del Mapei Stadium, per ottenere la licenza Uefa, si inserisce il progetto di “stadio aperto senza barriere”. Un piano di ammodernamento dello stadio che va nella direzione di rendere sempre più confortevole lo stadio pur mantenendo la massima sicurezza.

In occasione della partita Sassuolo-Juventus di sabato 18 ottobre al Mapei Stadium inizierà un percorso di progressiva eliminazione delle barriere che separano i tifosi dai protagonisti in campo.

Mapei Stadium Srl, in accordo con Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, Prefettura e Questura di Reggio Emilia, Comune di Reggio Emilia e Commissione Provinciale di Vigilanza, con la fattiva collaborazione di Sassuolo e Reggiana, presenterà oggi il progetto “Stadio aperto senza barriere”, che si svilupperà in diverse fasi, con lo scopo di rendere sempre più vivibile e sicuro l’impianto, trasformandolo in luogo di aggregazione e di tifo sano e sportivo basato su educazione e rispetto delle regole.

Il progetto sarà illustrato oggi nella sala stampa del Mapei Stadium e vedrà la speciale partecipazione, tra gli altri, dei tecnici Eusebio di Francesco del Sassuolo e Alberto Colombo della Reggiana oltre ovviamente all’amministratore delegato del Sassuolo Giovanni Carnevali e al presidente granata Alessandro Barilli.

Reggio vuole porsi nella scia di Torino e Firenze per rendere il Mapei Stadium un impianto sempre più innovativo. E’ bene anche rimarcare che queste barriera non erano previste nel progetto originario ma sono state via via installate in seguito alle disposizioni delle varie Commissioni di vigilanza che in questi anni hanno pensato più a isolare i tifosi che non a condividere un avvenimento calcistico. In questo senso è cambiata la mentalità e la filosofia che sta guidando l’Osservatorio e Reggio Emilia, in questi anni, si è rivelato un progetto pilota. Con l’abbattimento delle barriere lo sarà ancora di più.

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