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La favola del Ponte a Egola di Alvini Nel 2008 era tra i dilettanti, ora è in testa alla Lega Pro e col miglior attacco

La favola del Ponte a Egola di Alvini Nel 2008 era tra i dilettanti, ora è in testa alla Lega Pro e col miglior attacco

In un calcio farcito di soldi e stipendi milionari la favola del paese di Ponte a Egola, in attesa del lieto fine, ha già sfornato la morale: con l’organizzazione si può arrivare lontano. Anche senza...

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In un calcio farcito di soldi e stipendi milionari la favola del paese di Ponte a Egola, in attesa del lieto fine, ha già sfornato la morale: con l’organizzazione si può arrivare lontano. Anche senza fenomeni da copertina.

Ognuno sa cosa deve fare. Dai giocatori allo staff. Idee chiare che hanno permesso alla società del Valdarno di divorare cinque categorie con una fame da lupi, fino all’attuale primo posto nel girone B di Lega Pro in coabitazione con Ascoli e Reggiana, città che sommate fanno 25 volte gli abitanti della frazione del Comune di San Miniato. Ma c’è un altro particolare interessante: il Tuttocuoio con 15 gol all’attivo vanta il miglior attacco(e sabato affronterà la miglior difesa) del girone.

Sono lontani i tempi in cui si lottava nel campionato di Promozione. Quando “Ferguson” Alvini si sedeva per la prima volta sulla panchina neroverde.

Mister Alvini, si ricorda il suo esordio?

«Certo che me lo ricordo, come potrei dimenticarlo. Metà settembre 2008 in casa del Donoratico: vincemmo 1-0». Quante cose sono cambiate da quella domenica di fine estate? «Tantissime, a cominciare dagli anni. Sto diventando vecchio. Quando eravamo in Promozione ci ritrovavamo al campo alle 18 e prima di mettermi il fischietto al collo vendevo le suole delle scarpe. Oggi il mio unico lavoro è fare l’allenatore. E se sono qui è grazie a tutti i giocatori che ho avuto in questi anni, di loro non mi dimenticherò mai».

A proposito di momenti indimenticabili. Quali sono i suoi personali alla guida del Tuttocuoio?

«Ci sono due pomeriggi che resteranno per sempre nella mia mente. Lo spareggio dello scorso anno con l’Arzanese, che ci consentì il passaggio in Lega Pro unica e la vittoria in Coppa Italia d’Eccellenza nel 2010. Giocavamo al Flaminio di Roma e per me fu un’emozione incredibile alzare il trofeo al cielo».

Torniamo al primato attuale.

«Una cosa deve essere chiara. Capisco che ora tutti sono incuriositi dalla realtà Tuttocuoio ma noi non vogliamo farci belli. Lavoriamo tutti i giorni con l’obiettivo di lasciare 5 squadre dietro di noi all’ultima giornata di campionato. Non voliamo con la fantasia, non dobbiamo farlo. Arriveranno i momenti duri e sarà lì che dovremo tirare fuori il massimo per rialzare la testa».

Però, dica la verità, al fischio finale contro il Forlì un brivido non le ha attraversato la schiena al pensiero di essere in testa alla classifica?

«Assolutamente no, ero incavolato nero perché abbiamo rischiato di gettare al vento i 3 punti. Io e il mio staff non guardiamo ai risultati parziali».

E ai tifosi cosa si sente di dire?

«Di stare vicino ai ragazzi perché se lo meritano. E se lo meriteranno ancora di più quando le cose andranno meno bene».

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