Rocchi si sfoga: «Così si mortifica il calcio
«La pesante squalifica di De Angelis è solamente un atto di prepotenza da parte del giudice sportivo»
REGGIO EMILIA. L’allenatore Gisberto Rocchi interviene in merito alla squalifica di De Angelis: «Con questa sentenza che per qualcuno può sembrare esemplare, si conferma in maniera eclatante la superficialità e l’impreparazione di chi è demandato a gestire il calcio dilettantistico.
Senza negare l’irregolarità e la non tollerabilità del gesto compiuto dal giocatore De Angelis nei confronti dell’arbitro, che va punito, non si può emettere una sentenza che non è conforme al fatto assolutamente non violento compiuto dal giocatore.
Mi sembra ci sia nell’atteggiamento dell’arbitro voglia di protagonismo, simulando al pari di tanti condannati e condannabili giocatori che per una mano sul petto si buttano a terra come fossero stati urtati da un tir. Se Catellani fosse un arbitro di polso e una persona serena, non avrebbe avuto bisogno di sospendere una partita tranquillissima dentro e fuori dal campo per reazione a meno di uno scappellotto avuto sulla nuca mentre il giocatore si stava allontanando per entrare negli spogliatoi.
Ma pur non condividendo la decisione dell’arbitro la cosa più grave che mi preme sottolineare, ribadisco, è la squalifica per due anni. Voi pensate di avere preso una decisione atta a scoraggiare la violenza e a tutelare e garantire il rispetto per i direttori di gara; io sono invece convinto che questa decisione sia più che altro un atto di prepotenza da parte del giudice sportivo.
Arroganza del potere che non ha rispetto per la verità, perché non ascolta le società, perché non ascolta nessuno che possa testimoniare per contraddire o discutere opinioni o idee diverse.
Con decisioni come questa non fate il bene del calcio, non degli arbitri che verranno sempre osteggiati per non essere schietti e leali, non dall’Aia e dalla Figc che si pongono sempre al di sopra del giocatori e delle società considerandoli incapaci di maturità, correttezza, soggetti da guidare non con il confronto, ma solo con l’autorità.
Sinceramente, la mia non è una presa di posizione “partigiana” è lo sfogo di una persona che frequenta i campi di calcio da cinquanta anni e avrebbe voglia che ci fosse più attenzione e più rispetto nei confronti delle società sportive da parte delle federazioni, lo stesso rispetto che “esse” pretendono giustamente da noi.
Concludendo, comminare due anni di squalifica per il gesto in oggetto è un atto di ingiustizia che creerà dei precedenti e delle comparazioni per voi difficilmente sostenibili, basta guardare l’ultimo comunicato del giudice sportivo e leggere la sanzione comminata ad un giocatore che ha spintonato l’arbitro.
Il calcio ha bisogno di credibilità e da tutti si aspetta correttezza, responsabilità, confronto e rispetto della verità, a partire dall’alto».
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