Agoletti segue Del Piero e porta la pizza in Australia
Enrico lascia il Cadelbosco per una nuova vita professionale : «Dopo l’attestato a Napoli farò il pizzaiolo e il barman, in Italia non c’è futuro»
CADELBOSCO. Il futuro di Enrico Agoletti è all'estero, e precisamente in Australia.
L'ormai ex attaccante del Cadelbosco è attualmente a Napoli, dove sta per conseguire il brevetto da pizzaiolo.
Il 5 novembre, il bomber con alle spalle anche una breve parentesi nel Montecchio, rientrerà a casa ma farà subito le valigie con destinazione dall'altra parte del mondo. Una scelta, sia di vita che di lavoro, che lo porterà definitivamente a chiudere con il calcio giocato e sfruttare anche il brevetto di barman già da tempo in suo possesso.
«Solitamente i corsi per diventare pizzaioli durano tre o quattro mesi – spiega l’attaccante Enrico Agoletti – ma io ne sto facendo uno accelerato di quindici giorni. Questo grazie ad un amico conosciuto in Spagna, così potrò completare il mio bagaglio».
Lei infatti è già barman.
«Ho avuto due esperienze ad Ibiza, nelle ultime due estati consecutive. Barman e pizzaiolo, in Australia, sono le due professioni più richieste. Si può guadagnare bene, così potrò mettermi da parte dei soldi».
Come mai questa scelta di andare in Australia?
«Ma in Italia cosa ci resto a fare? Qua non ci sono sbocchi, ormai rientravo e ci restavo solamente per giocare a calcio. Questo non ha senso, ora voglio tuffarmi a tempo pieno nel lavoro. Sono giovane e con già qualche esperienza all'estero, quindi sono la persona ideale per fare certi passi. Mi piace viaggiare, la famiglia appoggia le mie scelte. Voglio imparare l'inglese e conoscere nuove culture, tutte esperienze che in Italia non potrò mai vivere».
Addio al calcio giocato?
«Non sono mai sceso in campo per soldi, ma sono sempre stato animato dalla passione. Restavo sempre a Cadelbosco perché era il mio ambiente ideale, avrei potuto anche andare a fare carriera altrove quando mi cercarono la Meletolese e la Bagnolese. In Spagna avevo tutto, dal lavoro al calcio, ma ora ho deciso di cambiare nuovamente. Voglio mettermi in gioco nella vita e nel lavoro, sono pienamente convinto di quello che sto facendo e mi impegnerò al massimo per realizzare i miei progetti».
Il Cadelbosco, però, ha sempre puntato su di lei.
«Sono sempre stato bene, è bello giocare per il proprio paese. Sono però rimasto anche deluso, e già più di una volta. Nelle ultime stagioni facevamo bene e riuscivamo a creare un bel gruppo, che però, puntualmente, veniva subito squagliato l'estate successiva. Il calcio è anche amicizia, devi trovarti bene nello spogliatoio, ma ogni volta saltava fuori il problema che mancavano le risorse economiche e non si poteva andare avanti».
Basterà il cambio del mister per togliere il Cadelbosco da un ultimo posto che suona tanto di retrocessione annunciata?
«Ma non è semplicemente una questione di allenatore, i veri problemi sono altri. Nelle ultime due stagioni con Ivan Caroni siamo andati molto bene, bastava poco per proseguire su quella strada».
Le dispiace lasciare il Cadelbosco?
«Prima di andare a Napoli ho giocato alcuni spezzoni di partite, il livello del campionato mi pare in ribasso. Avremmo potuto stare in alto sarebbe bastato tenere il gruppo della scorsa stagione ed irrobustirlo con alcuni rinforzi mirati».
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