Giordano mette la tripla «Non vedo una favorita»
Il trainer romano ricorda con nostalgia l’esperienza al timone granata «A livello sportivo meglio qui che nelle Marche, una pagina bellissima»
REGGIO EMILIA. Bruno Giordano approdò alla Reggiana in una situazione surreale. Era già stato scelto per allenarla nella stagione 2004/2004 ma venne chiamato precipitosamente in trincea al tramonto del campionato precedente; proprio alla vigilia dei play out con il Varese. In cui condusse i granata alla salvezza. A proposito dell’esperienza all’Ascoli, durata quattro mesi il tecnico romano apre un libro pieno di capitoli poco piacevoli.
«Quella di Ascoli è stata una scelta fatta solamente con il cuore e non per il progetto che mi era stato presentato. Ero stato il capitano di quella squadra e non potevo rispondere di no a quella chiamata.
Quattro mesi terribili?
«Senza acqua calda e bottigliette per dissetarsi, che mesi possono essere stati? Di fatto in quei mesi l’allenamento si faceva per modo di dire».
Si dice che tutte le esperienze servano a crescere: la pensa così anche lei?
«Francamente questa storia mi ha stancato e non ci credo. Sono stufo di sentirmi raccontare questa teoria. Ho l’impressione che quando ci sono situazioni complicate si faccia ricorso al mio nome per usarlo come parafulmine e coprire le magagne. Basta: vorrei fare solo l’allenatore».
Meglio l’esperienza sulla panchina della Reggiana?
«Se mi soffermo sull’aspetto sportivo sono state solo pagine belle, anzi bellissime».
E se invece si sofferma sugli altri aspetti?
«Lavoravamo senza avere una società, per fortuna il gruppo era solido e composto da persone intelligenti. Nove volte su dieci in una situazione del genere è facile mandare tutto a gambe all’aria, invece noi eravamo stati bravi ad isolarci da tutto il resto e a pensare solo al campo. Anche perché non avevamo alternative. Demmo tutto sino all’ultima partita, il 2-2 ad Avellino di quel giugno 2005 che segnò la fine di quella Reggiana».
A Reggio sta per arrivare l’Ascoli e le sensazioni sembrano le stesse di dieci anni fa alla vigilia di Reggiana-Napoli quando il Giglio si riempì di 20mila persone. Cosa ricorda da allenatore granata?
«Per la città ed i tifosi fu un evento. Ricordo la curiosità che si respirava alla vigilia ma anche la piena consapevolezza che sarebbe stata una grande partita».
Si ricorda anche che al termine della partita, vinta 2-0, salì in sala stampa?
“Sì. Ma quella fu la vittoria dei ragazzi ed il palcoscenico doveva essere solo loro».
E’ d’accordo con chi sostiene che queste sono partite che si preparano da sole?
«No. Così come non sono d’accordo con chi dice: “i ragazzi sono quello che devono fare”. Resto dell’idea che tutte le partite vadano preparate: sul campo e nello spogliatoio».
Che partita sarà Reggiana- Ascoli?
«Aperta a tutti i risultati. Mi sembra evidente che la regina del girone non sia ancora stata trovata».
Cristiana Filippini
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