Massimo Martinelli e le sue 600 partite vissute tra i pali
CORREGGIO. Per Massimo Martinelli quella nella tana del Ganaceto non è stata una partita come tutte le altre. Il portiere del San Prospero Correggio, proprio domenica scorsa, ha traguardato le 600...
CORREGGIO. Per Massimo Martinelli quella nella tana del Ganaceto non è stata una partita come tutte le altre. Il portiere del San Prospero Correggio, proprio domenica scorsa, ha traguardato le 600 presenze in carriera. Classe 1972 l'esperto estremo difensore ha spaziato dall'allora serie C1 all'attuale Prima categoria, con tanto di scudetto ai tempi della Berretti del Carpi. Nel professionismo non ha sfondato, ma si è tolto diverse soddisfazioni dando sempre priorità all'amicizia.
«Le mie seicento presenze sono tutte di campionato – precisa Massimo Martinelli – quelle di coppa non le ho mai conteggiate. Da una parte sono contento, dall'altra un po' meno perché significa che la carta d'identità è andata piuttosto avanti. Finora mi sono sempre divertito, arrivando comunque ad un traguardo che non tutti possono vantare».
Ma il debutto se lo ricorda ancora?
«Certo, quello in una prima squadra era stato con il Fidenza nel '93-'94. Affrontammo la Bagnolese, andai in terra parmense in prestito dopo due anni di Carpi. La data precisa non la ricordo, bisognerebbe chiedere a mia mamma che ha sempre conservato tutti gli articoli di giornale».
A Carpi come andò?
«La mia carriera iniziò proprio da lì, nella stagione '89-'90 diventammo campioni d'Italia con la Berretti allora guidata da Domenico Fornaciari. Poi feci altri due anni di serie C1, con De Biasi e Tomeazzi. Giocai in coppa Italia, ma mai in campionato».
Dopo Fidenza, invece, fece una scelta di vita.
«Andai alla Solierese, essendo del paese. Sono rimasto undici anni, fra Eccellenza e Promozione. In pratica ho giocato tra amici, come compagnia ci frequentavamo anche fuori dal campo. Sono questi i veri valori del calcio dilettantistico, quelli che mi sono sempre piaciuti».
Carriera lunga, ma ha cambiato poche società.
«Dopo Soliera ho fatto cinque anni all'Arcetana, uno solo a Casalgrande, ed ora sto giocando il quarto di fila a San Prospero Correggio. Per ragioni anche di militanza è ovvio che sono particolarmente legato a Solierese, Arcetana e San Prospero Correggio, ma in generale ho sempre scelto in base all'ambiente».
Come si trova nella piccola società parrocchiale?
«Non voglio passare per ruffiano, ma non smetterò mai di ringraziarli. Quando alla mia età si continua a giocare è grazie alla fiducia che presidente, direttore sportivo ed allenatore dimostrano nei confronti del giocatore».
Di appendere i guanti al muro ancora non se ne parla?
«Da tre anni ripeto che sarà l'ultimo, poi però non mollo perché sto ancora fisicamente bene».
Ha qualche rammarico?
«A diciotto anni facevo il secondo in serie C1, è ovvio che a quell'età speri in qualcosa di importante. Però sono soddisfatto e penso di avere raccolto quello che meritavo».
Luca Cavazzoni
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