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Stefano Rivi: "Vi spiego il segreto dei vivai"

Matteo Spadoni
Stefano Rivi: "Vi spiego il segreto dei vivai"

Bagnolo, Regium, Casalgrandese e Fratelli Bari hanno ereditato il momento giovanile dalla Reggiana

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REGGIO EMILIA. Il movimento giovanile del calcio a 5 reggiano dopo la sparizione della Reggiana  gravita intorno a Fratelli Bari, Real Casalgrandese, Olimpia Regium e Bagnolo;  Stefano Rivi allenatore dell’Under 21 della Fratelli Bari ci parla dell’attuale situazione a livello provinciale.

Rivi ci parli del movimento di calcio a 5 giovanile a Reggio Emilia? 

“Il mio pensiero, per quello che vedo e dopo aver seguito allenamenti di altre realtà fuori regione come la Fenice calcio a 5 di Venezia, è che il calcio a 5 giovanile a Reggio sia a livelli troppo amatoriali. Servirebbe una crescita a tutti i livelli per portare più qualità, direi società più strutturate, più spazi di allenamento e idonei nelle misure e negli orari, allenatori preparati e aggiornati, selezioni di giocatori e una decisa programmazione”. “Penso anche alla carenza in provincia di preparatori di portieri qualificati, che abbiano seguito corsi e possano dare basi tecniche importanti ai più giovani, il tutto unito a continuità di lavoro, perché  se si parla seriamente serve qualche anno per vedere realmente i risultati di un settore giovanile “. 

Quali i lati positivi e quali quelli negativi nell'organizzare una compagine giovanile, quali le problematiche e quali le soluzioni? 

“I lati positivi sono certamente l'essere a contatto con ragazzi giovani e poterli formare, fare del proprio meglio per dargli quello di cui hanno bisogno per il futuro sportivo e vederli trasformare, progredire”. 

Il rovescio della medaglia?

“Negativi, parlando in generale, cercare di fare bene il proprio compito è molto impegnativo, nonostante gli sforzi societari spesso siamo a far fronte a mancanza di persone che aiutino nella gestione della squadra, a turni di allenamento ad orari "difficili" o in strutture poco stimolanti o su fondi poco adatti per questo sport; le soluzioni richiederebbero uno sforzo trasversale non solo societario che al momento vedo complicato”.  

Ci parli della sua squadra che é considerata dagli addetti ai lavori una delle più forti a livello nazionale, in cosa deve ancora migliorare?

 “Se saremo tra le più forti lo scopriremo più avanti, ritengo certamente che la rosa dell'under 21 della Fratelli Bai sia molto competitiva, abbiamo inserito il terzo allenamento per abbassare il gap atletico con altre realtà più affermate, che la scorsa stagione risultava evidente”. “La maggiore difficoltà è imprimere una mentalità "professionale" ai ragazzi, é' evidente che non siamo professionisti, ma il lavoro paga, quindi avere giovani disposti al sacrificio e volenterosi di competere e alzare sempre il proprio limite è una priorità e può fare la differenza”. 

Cosa cambierebbe nella formula di campionato e Coppa e perchè?

 “E' facile lamentarsi, non facilissimo migliorare la formula del campionato under 21, probabilmente va bene così, il girone tiene conto della vicinanza, con il vantaggio che le distanze non sono immense ma l'handicap di trovarsi regolarmente in girone e ai primi turni play off o di coppa la squadra che è arrivata negli ultimi anni a vincere il titolo nazionale o a giocarselo fino alla fine”

Quali aspettative personali e di squadra per questa stagione? 

“Le aspettative personali sono sempre quelle di sfruttare ogni anno per migliorare la qualità degli allenamenti, se fossi fermo e non imparassi e trasmettessi ai miei giocatori qualcosa di nuovo e di più qualitativo sarebbe per me certamente un fallimento”. “Obiettivo di squadra è solamente uno, non porsi dei limiti, inteso come lavorare per diventare una squadra più consapevole delle proprie potenzialità e disposta ad osare e lottare contro tutti; il campo dirà a fine stagione se siamo stati in grado di raggiungere questo obiettivo o se pagheremo ancora tanto il gap con le realtà più affermate”.

Ci parli della crisi di iscrizione a livello provinciale in tutte le categorie federali rispetto alle scorse stagioni? 

“La crisi di iscrizioni va ben oltre il livello provinciale, è certamente di portata nazionale”. “I motivi a mio avviso sono due, il primo scontato e mi riferisco alla crisi economica che ha reso difficile proseguire l'attività di molte società, mentre altre hanno dovuto ampiamente ridimensionarsi e pochi sono stati gli stimoli ad avviare nuove squadre”. “L'altro, non secondario, credo sia una federazione che non ha saputo rinnovarsi e fare scelte coraggiose, in uno sport dove ci si è ridotti a un campionato di serie A a 11 squadre e dove magari succede come lo scorso anno che una squadra smantella a metà stagione e altre, già salve, vendono i giocatori più importanti e costosi”. “Non possiedo la verità, ma la penso così e credo che l'attuale serie A sia di poco stimolo per un giovane che deve scegliere questo sport e nemmeno troppo divertente in molti casi, con partite poco spettacolari; vincere il recente europeo penso non abbia aiutato in tutto questo, perché  probabilmente ha illuso che si stiano facendo cose giuste mentre ci siamo ampiamente lontani”.

 

                                       

 

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