Bandini sicuro: «Il Prato giocherà per vincere»
«Non mi aspetto applausi o fischi, stadio e pubblico fanno di Reggio una piazza unica»
REGGIO EMILIA. Andrea Bandini, terzino destro dell'era Battistini, è pronto per tornare a Reggio col suo Prato. «E' normale giocare sempre per vincere e proveremo a farlo anche a Reggio».
Non rientrava tra i confermabili per questa stagione?
«In concreto la Reggiana non mi ha mai detto niente pertanto ho optato per trovare una nuova soluzione che mi ha portato a scegliere Prato».
In toscana trova più continuità?
«Nel complesso sono soddisfatto dei minuti e delle mie prestazioni».
Stesso ruolo in campo?
«Dipende dal modulo che imposta il nostro tecnico: fondamentalmente rimango terzino però mi capita di fare anche l'esterno più alto».
E' in contatto con gli ex-compagni della Reggiana attuale?
«In realtà mi sentivo spesso con Solini mentre quelli rimasti a Reggio sono i più anziani e tra loro sento Paolo Zanetti».
Ha saputo della novità di Zanetti?
«Ho scoperto la sua nuova mansione ma non ho ancora parlato con lui».
Cosa ha pensato quando ha visto la Reggiana davanti a tutti?
«Da un lato mi dava fastidio saperla lassù dopo aver vissuto a Reggio un anno difficile ma dall'altro lato ero contento perché è pur sempre una mia ex-squadra nella quale ho passato un anno importante della mia carriera».
Troverete una squadra ferita da tre sconfitte consecutive.
«Anche noi abbiamo raccolto poco nelle ultime partite pur essendo una squadra che propone buon calcio. Tutti ormai ci siamo accorti che questo campionato è molto equilibrato quindi è facile salire dopo alcuni risultati positivi o, viceversa, scendere».
Si aspetta un'accoglienza particolare dal pubblico?
«Credo di no sempre che non abbiano ancora vivo il ricordo delle brutte prestazioni di squadra della passata stagione, in quel caso potrebbero arrivare dei fischi».
Il tifo granata può essere determinante?
«Senza dubbio lo stadio e soprattutto la tifoseria fanno di Reggio una piazza importante della Lega Pro e penso che sia di tutto guadagno per loro che giocano in casa».
Un'esperienza, quella reggiana, da ricordare?
«Almeno per due fattori. Sul piano del gioco e delle prestazioni le cose non sono andate troppo bene anche se ricordo partite dove abbiamo messo in mostra buon calcio e qualche individualità: credo che fossimo una squadra con grandi potenzialità ma con troppi giovani e troppi "vecchi" e, come tutte le cose, mancava la via di mezzo che ci avrebbe dato maggior equilibrio. Sul piano affettivo, nei confronti della piazza e della città, ho passato un anno bellissimo con tanti ricordi positivi». (j.p.)
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