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Bellesia, il bomber-contadino diventa il profeta del Rolo

di Wainer Magnani
Bellesia, il bomber-contadino diventa il profeta del Rolo

«Coltivo i vigneti e la domenica brindo a spumante La serie D resta un sogno, alla corte di Battilani ho trovato la mia consacrazione»

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ROLO. Marco Bellesia vuole sfatare il detto che nessuno è profeta in patria. Il bomber-contadino dopo aver girato tante squadre della nostra provincia ha trovato proprio alla corte del Rolo, la squadra del suo paese, la definitiva consacrazione. «E’ bello poter giocare nella squadra del tuo paese – rimarca – soprattutto adesso che le cose stanno andando bene. Quando vado in paese mi capita di parlare di calcio e noto che c’è stima e partecipazione».

Preferisce vincere la classifica marcatori o la promozione in serie D col Rolo?

«Pensare alla serie D è ancora presto. Godiamoci questo momento. All’inizio parlavano di salvezza ma noi sapevamo di valere qualcosa di più. Certo, nessuno immaginava di poter essere in testa al campionato. Quest’anno ho realizzato 9 gol e sono contento se penso che lo scorso anno mi sono fermato a sei».

Punta alla doppia cifra?

«Diciamo a migliorare i 12 gol di due anni fa».

Di chi è il merito?

«Quest’anno ho maggiori occasioni e dunque sono bravi i miei compagni di squadra a mettermi nelle migliori condizioni per segnare».

Risposta diplomatica.

«E’ la verità».

Ormai è un veterano del Rolo?

«Questo è il quarto anno».

E’ stato un giramondo ma proprio a Rolo, a casa sua, si è espresso al massimo, come mai?

«Non lo so, forse a 27 anni sono maturato, certamente nel Rolo ho trovato un allenatore e un ambiente ideale».

E’ dunque un profeta in patria?

«Il fatto stesso di andare all’allenamento in bicicletta mi dà una grande serenità, poi la società è brava nel gestire le varie tensioni».

Ma i tifosi non la criticano quando sbaglia un gol?

«Capita ma forse non quest’anno, però, è piacevole trovare sportivi che seguono il Rolo. Ti fanno sentire importante».

Lei è un viticoltore, vive e lavora in campagna. Le pesa?

«Assieme ai miei genitori e ad altri soci gestiamo l’azienda Comagri di mille biolche (circa 300 ettari) e io mi occupo del vigneto. Sono 85 biolche di vite (circa 25 ettari) e in inverno alle cinque c’è buio quindi ho tempo per andare all’allenamento. Mi pesa il fatto di lavorare al sabato ma fare il viticoltore è piacevole».

Avete anche la cantina?

«No, l’uva la portiamo alla cantina sociale».

Tornando al calcio, non ha mai pensato al professionismo?

«Ho avuto la mia occasione quando giocavo nella Primavera del Modena e in tre occasioni, contro Mantova, Cesena e Bari, sono andato in panchina ma non ho mai avuto la soddisfazione di esordire».

Chi aveva come allenatori?

«Ero aggregato alla Primavera di Pulga ma mi allenavo con la prima squadra di Pioli un anno e Zoratto l’anno dopo. Eccellenti allenatori che hanno fatto carriera».

Poi cosa è successo?

«Mi sono rotto il legamento crociato, per la seconda volta».

Ha temuto di dover smettere?

«Due crociati in tre anni inducono a cattivi pensieri. Avevo 20 anni e poca voglia di fare sacrifici».

Adesso da quattro anni è alla corte con Battilani.

«Mi trovo bene».

E la fidanzata?

«Martina abita a Limidi di Soliera ma viene allo stadio solo quando giochiamo a Rolo».

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