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Dalla Salda: "Manteniamo vivi i nostri sogni"

Linda Pigozzi
Dalla Salda: "Manteniamo vivi i nostri sogni"

L'ad della Grissin Bon: "Attraversiamo una decisiva fase di crescita"

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REGGIO EMILIA. «Non vogliamo precluderci alcun sogno». Nella voce, nelle parole di Alessandro Dalla Salda, ad della Pallacanestro Reggiana, si coglie tutto l’entusiasmo per il successo sui parigini del Levallois.
«Il bilancio della nostra avventura in Eurocup - spiega il dirigente reggiano - è positivo anche se con la squadra non al completo abbiamo perso qualche punto per strada. Abbiamo già giocato quattro gare su cinque di questa prima fase e abbiamo registrato una media di circa 2.400 spettatori a partita. Per noi è un grande risultato, considerando che non abbiamo mai potuto giocare con la squadra al completo e non sempre i risultati sono stati esaltanti. Oggettivamente non potevamo chiedere di più. Considerando che abbiamo venduto circa 1.400 abbonamenti Full, vendere a botteghino altri mille biglietti a gara è un bella soddisfazione».

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Forse è solo mancato un sensibile affusso di pubblico bolognese...
«Più in generale dall’area vasta Ferrara, Modena e Bologna. In realtà con Bamberg e, in parte, anche con il Paris-Levallois c’era una percentuale di pubblico non reggiano e abbiamo avuto anche tanti ospiti importanti (campioni come Fucka, Rigadeau, Becirovic, ndr). Credo che se arrivasse la qualificazione alla seconda fase, potremmo avere tantissimo pubblico perché arriverebbero avversari molto forti, fra cui anche i team usciti dall’Eurolega».
Un obiettivo impossibile questa qualificazione?
«Ci proveremo. Ci teniamo tutti moltissimo: lo staff, i giocatori e il club che potrebbe avere un ritorno importante. Se ci qualificassimo, potremmo aprire una nuova campagna abbonamenti e rientrare un po’ delle alte spese sostenute per allestire la squadra».
La coppa non è stata quindi una perdita di tempo...
«Tutt’altro. Giocare una coppa internazionale di questo livello rappresenta un momento determinante del nostro processo di crescita. In più bisogna capire che se vogliamo avere i grandi campioni o trattenere i giocatori di talento che lanciamo è necessario giocare in coppa. Se non avessimo giocato l’Eurocup, non saremmo mai riusciti ad allestire una squadra di questo livello».
Rifarebbe la scelta di giocare al pala Dozza?
«Sicuramente. Quella di Bologna è stata una scelta ponderata. Se vogliamo crescere, non possiamo pensare di giocare in via Guasco ma serve un’arena adeguata. Da reggiano ovviamente non ne sono felice, ma fino a che le cose non si sbloccheranno la scelta è pressoché obbligata, almeno per quanto riguarda le coppe».
Pensate di migrare al pala Dozza anche per i playoff?
«Come prima cosa dobbiamo raggiungerli, questi playoff. E sappiamo che non è mai facile. Solo in quel momento affronteremo il discorso. Di sicuro è una riflessione che saremo obbligati a fare. La Pallacanestro Reggiana è un’azienda e il sold out già in campagna abbonamenti in via Guasco ci toglie molti introiti. Come ho già detto, siamo soffocati dai limiti di questo impianto e spostarci a Bologna per i playoff vorrebbe dire aumentare gli incassi».
C’è tanto entusiasmo attorno alla squadra. Nessuna novità sul fronte interno? Richieste di entrare in società da parte di nuovi soci?
«Al momento è tutto fermo. Sono però convinto che in questi anni abbiamo consolidato una tradizione, costruito un brand, creato un modello che è parte integrante della città. Se il patron Landi in futuro dovesse arrivare a fare un passo indietro, sono convinto che si sarebbero altri a subentrare e a portare avanti questa tradizione. A Reggio c’è un tessuto industriale tale da permettere di avere un ricambio».
In passato l’allora main sponsor Trenkwalder decise di entrare in società, nessun segnale in tal senso da Grissin Bon?
«Non ne abbiamo mai parlato, ma le porte sono spalancate. C’è tanto entusiasmo nella famiglia Bernardelli (titolare dell’azienda alimentare, ndr) e nel direttore commerciale Callisto Scanarini. Insieme sono convinto si potrebbero fare grandi cose, magari anche a livello di impiantistica».
Il primato in campionato ha fatto schizzare alle stelle l’entusiasmo in città. In particolar modo nei più giovani che si identificano con i ragazzini che avete lanciato in squadra...
«E’ una sensazione che condivido. Della Valle, Mussini, Silins e anche Cervi sono ragazzi semplici che i più giovani vedono come modelli da seguire. Purtroppo quest’anno non possiamo più destinare, come sempre fatto, una quota di biglietti alle scuole e ai club cestistici della provincia. E’ davvero un dolore grande, non poter coinvolgere altri ragazzi. La nostra crescita oggi è al punto zero a causa dell’impianto di via Guasco. E’ necessario che le cose cambino».

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A esaltare i tifosi sono anche i grandi campioni. Resteranno i gettonari Ksystof Lavrinovic e Donell Taylor?
«Per prima cosa dobbia sapere quando rientrerà Darjus Lavrinovic, poi sarà presa una decisione riguardo al gemello Ksystof. La situazione di emergenza che si è creata, ci ha costretti a sforare il budget inizialmente stanziato per la squadra e senza l’approvazione di Landi non possiamo prendere alcuna decisione. La città sogna e con lei sogniamo anche noi. Però il cuore è una cosa, i numeri un’altra. Credo che toccare questa squadra sarebbe un dispiacere per tutti ma sarà necessario valutare bene la situazione economica prima di prendere delle decisioni. Noi non abbiamo mai compiuto il passo più lungo della gamba e non inizieremo adesso».
I contratti dello staff tecnico scadranno a fine stagione. Già inziato a intavolare il discorso relativo al rinnovo?
«E’ troppo presto. Ora come ora siamo impegnati su più fronti e dobbiamo restare concentratissimi. Con questo staff abbiamo un rapporto speciale. Questo gruppo di lavoro è insieme dalla primavera 2011 e possiamo dire che la continuità ha pagato. Non c’è voglia di ribaltoni o cambiamenti. Il club deve però avere il tempo di valutare i risultati del lavoro di questo periodo così intenso. Penso che la strada intrapresa sia comunque quella giusta».
A cosa si riferisce?
«La squadra è composta da tre tipologie di giocatori: i giovanissimi come Mussini, Della Valle o Pechacek, i giocatori che stanno entrando nel pieno della maturità come, ad esempio, Cinciarini e Polonara e i grandi veterani come Kaukenas, Lavrinovic e Diener. Abbiamo quindi gli ingredienti perfetti per una squadra perfetta. Quest’anno abbiamo cambiato il livello delle nostre aspettative e vedremo quando la squadra sarà al completo se si sarà riusciti ad entrare in una logica meritocratica e a creare un sistema vincente che coinvolga tutta la rosa sui cui la società ha deciso di puntare».
 

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