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Mister Remondina la testa a Carrara ma il cuore a Reggio

di Wainer Magnani
Mister Remondina la testa a Carrara ma il cuore a Reggio

Il tecnico spera un giorno di poter allenare la Reggiana nel frattempo la figlia Giulia gioca a tennis per il Ct Albinea

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REGGIO EMILIA. Il legame di Gianfranco Remondina, allenatore della Carrarese, con Reggio è più profondo rispetto ad un passato da ex granata: sua figlia Giulia milita nella squadra del circolo tennis di Albinea. «Giulia è brava – rimarca – a livello nazionale ma quando si misura in Europa, il discorso è diverso».

Come mai la scelta di giocare per il Ct Albinea?

«Si allena vicino a Palazzolo, dove abitiamo, poi il fine settimana si trasferisce ad Albinea per le partite del circolo tennis».

La segue?

«Non sempre posso, però nei mesi estivi, quando ha dei tornei in Germania o comunque all’estero, la accompagno».

E’ brava?

«A livello italiano è tra le migliori in classifica».

E suo figlio Giacomo?

«Ha lasciato il calcio, adesso studia scienze motorie».

Una promessa mancata?

«Giacomo giocava nel settore giovanile del Brescia, poi è passato nel Rodengo Saiano, infine nella Rubianese poi ha deciso che il calcio non era il suo futuro».

Un ragionamento sensato.

«A un certo punto bisogna fare delle scelte».

Consiglierebbe a un ragazzo di sacrificare tutto per il calcio, magari in Lega Pro?

«Si può giocare a calcio e studiare, poi quando hai 23 o 24 anni è tempo di tirare le somme e prendere una strada. Il calcio di Lega Pro non offre grandi prospettive ma è anche vero che pure un laureato, oggi, non ha la certezza di trovare lavoro».

E’ una crisi generale.

«Una volta si diceva: smetto di giocare per andare a lavorare, ora non ha più senso nemmeno questo ragionamento».

Ligabue ha scritto per Lele Oriali la canzone “una vita da mediano” ci si ritrova?

«E’ stata la mia vita professionale anche se ho giocato in altri ruoli».

Tra i tanti meriti ha avuto anche quello di iniziare il ciclo del Sassuolo.

«E’ vero perché quella promozione dalla serie C2 alla C1 fece innamorare Giorgio Squinzi e poi fu l’inizio di un progetto».

Da Remondina, ad Allegri a Di Francesco?

«E’ così e mi fa piacere ritrovare il Sassuolo in serie A con le stesse idee calcistiche».

Veniamo a Carrarese-Reggiana, cosa si aspetta?

«Una bella partita tra due squadre in salute».

Ritrovarsi la Reggiana da avversario non è più una novità.

«Però fa piacere. La Reggiana sta facendo un grande campionato. E’ vero che ha giocatori importanti e anche giovani di valore ma nessuno alla viglia la pronosticava a questi livelli di classifica».

Il successo è stato quello di riavvicinare i tifosi alla squadra.

«Un elemento fondamentale e decisivo. E’ successo anche a Carrara anche se capisco che c’è differenza con Reggio. Una piazza che conosco bene».

Domenica i tifosi granata invaderanno Carrara.

«Bello, sarà un piacere rivederli allo stadio. Per puntare a un traguardo importante occorre uno stretto legame tra tifosi, squadra e società».

Inutile chiederle se sperava di allenare la Reggiana.

«In passato ci sono stati dei contatti ma come si dice: mai dire mai».

Che idea si è fatto della Reggiana?

«L’ho vista all’inizio e l’impressione è di una squadra frizzante con uomini d’esperienza ben inseriti come Ruopolo, Parola, De Giosa e poi giovani di talento come Tremolada, Siega».

Buffon cosa le chiede?

«Gigi sa benissimo che il nostro primario interesse è la salvezza. E’ un proprietario che ragiona con molta concretezza e senso della realtà. Da solo può solo promettere il mantenimento della categoria».

Il reggiano Michele Castagnetti le deve tutto.

«Lo avevo già a Salò poi era finito nel dimenticatoio e quindi gli ho detto: vieni con me. E’ un regista ordinato, di categoria e un ragazzo serio».

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