«La mia Reggiana non era una squadra tutta da buttare»
Montanari: «Giusto, però, portare avanti un certo progetto la classifica dice che questo gruppo è da prime posizioni»
REGGIO EMILIA. Marcello Montanari è un doppio ex perché ha iniziato la sua carriera nella Reggiana ma è stata la Carrarese il trampolino di lancio che l’ha proiettato nel grande calcio.
Domani si gioca Carrarese-Reggiana, quali sono i suoi ricordi?
«Sono due squadre cui ho legato una parte della mia carriera da giocatore quindi le seguo ancora con interesse».
Qualcosa in particolare?
«Ricordo un paio di stagioni con una promozione in serie C1. Anni belli, quelli di Carrara, in una città dove si poteva lavorare e vivere bene».
Per diversi anni il suo nome è stato legato a una vittoria della Carrarese sulla Reggiana di Marchioro.
«Sapevo che si voleva arrivare a quella partita».
A distanza di anni può raccontare la verità.
«In quella sfida era logico aspettarsi un pareggio perché era nella logica di non farsi del male invece vincemmo noi grazie ad un bellissimo gol di un ragazzo giovane appena entrato. Io, giocatore della Carrarese ma che vivevo sempre a Reggio, ero entrato un po' nel mirino dei tifosi ma alla fine della stagione la Regia venne promossa e tutto finì lì. Tutti si aspettavano il combinotto invece non è andata così».
Marchioro si arrabbiò tantissimo.
«Abbiamo avuto modo di chiarirci».
Dica la verità: cosa darebbe per essere domenica sulla panchina della Reggiana?
«E' logico che mi piacerebbe».
Ha giocato a Lucca, Carrara e Massa: si sente più toscano o reggiano?
«In effetti ho fatto, tra una piazza e l'altra, 11 anni di carriera in quella splendida regione ma resto sempre più legato a Reggio dove sono arrivato da neonato e dove sono sempre tornato».
Superfluo chiederle per chi tifa in Lega Pro?
«Ovviamente ho un occhio di riguardo per i granata».
Li segue?
«Non con assiduità ma appena posso un salto allo stadio lo faccio. Vedo che le cose stanno andando bene ed è tornato un buon entusiasmo, spero che si continui così».
Cosa ha questa squadra di diverso dalla sua dell'anno scorso?
«Non era la mia Reggiana ma quella di Battistini. Io sono subentrato in una situazione non facile ed ho cercato di tenere unito il gruppo fino alla fine del campionato. Fare paragoni con quella attuale mi viene difficile se non altro perché ora stanno arrivando i risultati che, gira e rigira, sono quelli che contano e fanno la differenza anche nell'ambiente e durante gli allenamenti settimanali».
E' una Reggiana da vertice?
«Ho visto tre o quattro squadre più forti ma la maggioranza sono inferiori: ormai siamo alla fine del girone di andata, la Reggiana le ha incontrate quasi tutte e la classifica dice che può lottare per i piani alti, magari con qualche intervento nel mercato di gennaio».
Del suo spogliatoio è stata fatta piazza pulita a livello di giocatori e staff.
«Non era tutto da buttare ma è naturale che quando un gruppo nuovo arriva porti con se tutti i suoi uomini ma questo non toglie che alcuni giocatori, vedi De Giosa che pure sta facendo fatica a trovare spazio, non siano inferiori a quelli di quest'anno. E' arrivato uno staff con proprie idee che porta avanti un progetto perciò ne va preso atto ma non penso che il gruppo dell'anno scorso fosse così scarso».
A proposito, Paolo Dametto prima di Reggiana-Prato ha mandato saluti a tutti tranne ad uno: si sente parte in causa?
«Non so se fosse rivolto a me ma credo di aver sempre rispettato tutti, lui compreso che reputo un ragazzo molto intelligente; semplicemente ho voluto portare avanti delle scelte mie che i giocatori dovevano rispettare».
A quando una nuova panchina?
«Aspetto nuove occasioni stando attento a non farmi coinvolgere da situazioni poco chiare che mi sono state proposte recentemente e alle quali ho saputo resistere».
Juri Panciroli
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