Fabio Caselli, basta calcio farà il papà a tempo pieno
«Il pallone mi ha dato quello che ho meritato sul campo, non ho rimpianti Menchini il più grande, ho pianto dopo il gol di Shakpoke, D’Astoli un tecnico-zio»
REGGIO EMILIA. Fabio Caselli, a 34 anni, ha deciso di dare l’addio al calcio. Ieri ha riportato la borsa della FalkGalileo deciso di chiudere una parentesi della sua vita che l’ha accompagnato per 17 anni. «Ho fatto l’esordio a 16 anni – ricorda – giocando dodici o tredici anni da professionista».
Si sente in credito o in debito con il calcio?
«Ho ricevuto quello che mi sono meritato. Certo, se avessi avuto un’altra maturità avrei potuto fare qualcosa di più».
Nessun rimpianto?
«Assolutamente no, mi sono tolto le mie soddisfazioni. E’ vero in nazionale con me giocavano atleti come Maresca ma se lui ha fatto 15 anni di serie A e io no, c’è una ragione».
Qual è la più grande gioia?
«Ho fatto cinque partite in serie A, vinto campionati, giocato con grandi campioni e in stadi bellissimi».
I campionati vinti?
«A Carpi e soprattutto con la Reggiana».
Da tifoso e da reggiano è il massimo?
«Assolutamente sì».
In serie A sempre con la Reggiana?
«Sì, era la Reggiana di Oddo e ho esordito a Milano contro il Milan. Ho giocato contro Milan e Inter al Meazza poi Fiorentina, Atalanta e Perugia».
E il rapporto col gol?
«Pochi, 3 di cui 2 col Carpi».
Il più bello?
«Uno molto importante col Carpi che ha dato il via alla lunga galoppata per la promozione».
C’è una partita che l’è rimasta nel cuore?
«La salvezza della Reggiana contro l’Alzano col gol di Shakpoke nel recupero. Ho pianto come un bambino. Una grande gioia dopo un anno tribolato».
Con chi ha avuto l’onore di giocare?
«Ho avuto tanti campioni ma ricordo con piacere un ragazzo che per me era il più forte in assoluto ma non ha avuto fortuna: Stefano Menchini. Era un talento e un personaggio stravagante, particolare con grandi potenzialità».
C’è un allenatore cui è particolarmente legato?
«A Giancarlo D’Astoli ho voluto un bene dell’anima. Lo consideravo come mio zio. Poi non dimentico Alessandro Pane e Sottili, tecnici preparati con cui ho fatto 75 punti».
E i dilettanti cosa le ha lasciato?
«E’ un mondo meraviglioso. E’ stata una bella esperienza, ho conosciuto persone squisite e ragazzi cui mi sono affezionato».
C’è una ragione per il suo addio al calcio?
«E’ una scelta ponderata dal momento che ho più gli stimoli per andare all’allenamento. Magari è solo un periodo, poi tra un anno mi verrà voglia di tornare a giocare a calcio ma adesso no».
Cosa farà?
«Il padre e una vita normale. Andò a vedere le partite della Reggiana o del Carpi oppure a sciare, al cinema».
Farà la partita dell’addio?
«Tempo fa parlando con Grico, Malpeli, Pelatti e altri ragazzi avevamo pensato di ripresentare la Reggiana di Pane che ha vinto il campionato ma è un progetto rimasto nel cassetto».
Andrà al mondiale nel Spartan Race
«Ho vinto la mia prima tappa italiana ma per andare al Mondiale c’è molto da lavorare. Magari il prossimo anno troverà degli avversari preparati e di valore». (w.m.)
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