«Ci siamo divertiti, come i tifosi»
Angiulli tiene però le luci spente: «Salvezza matematica, poi si vedrà»
REGGIO EMILIA. Federico Angiulli deve averci preso gusto a segnare tanto che col Savona trova addirittura un eurogol. «Provo sempre il tiro da fuori ma purtroppo nelle prime giornate ero un po' sfortunato: parate dei portieri e conclusioni non precise ed il gol non arrivava mai».
Stavolta è arrivato un 5-0.
«Ci riusciva tutto, basta vedere la bella azione del primo gol ma anche le altre; una bella vittoria per noi e per i tifosi».
Dopo il doppio vantaggio la squadra si è rilassata?
«Forse ci siamo abbassati inconsapevolmente pensando che nel secondo tempo potevamo incanalarla come volevamo ed infatti sono arrivati altri tre gol».
La Reggiana è guarita dopo tre successi di fila?
«Non ci sentivamo malati prima, a parte la mancata prestazione di Teramo, adesso la forma è positiva e speriamo di continuare così. Quelle tre batoste ci hanno aiutato a capire che è un attimo passare dalle stelle alle stalle. Ora c'è un'ottima amalgama e 9 gol segnati in casa nelle ultime 2 gare prima li avevamo ottenuti in tutto il campionato».
Non segna Ruopolo ed arrivano 5 reti: come lo spiega?
«Invece di segnare Ciccio ha fatto tanti assist ed è stato fondamentale in campo ma sono felice anche per il primo gol di Alessi e di Maltese e vi garantisco che prima o poi riusciremo a far segnare anche a Mignanelli. Non voglio tralasciare il grande debutto di Gueye in una situazione non facile ed in un ruolo dove quest'anno non aveva mai giocato».
Dove potete arrivare?
«Fino alla salvezza matematica viviamo alla giornata poi valuteremo partita dopo partita dove si può mirare».
Si aspettava un gruppo così forte?
«Già in ritiro vedevo questa squadra più forte dell'Avellino con cui avevo vinto il campionato. C'è forse gente meno tosta ma più volenterosa e sempre disposta a sacrificarsi per la squadra».
Rimarrà in granata?
«Sono un giocatore della Reggiana e voglio continuare a fare bene a ReggioEmilia, per tutto il resto ci sono altre persone che decidono».
Juri Panciroli
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