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A Menetti non riesce il miracolo «Servono più muscoli a canestro»

A Menetti non riesce il miracolo «Servono più muscoli a canestro»

Il coach biancorosso punta il dito contro le troppe assenze in rosa: «Dispiace uscire adesso» Resta la gara finale contro Bonn: «Onoreremo la nostra maglia: poi testa sul campionato»

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BOLOGNA. «Mi sarebbe piaciuto potermela giocare al completo». Al momento del congedo dall'Eurocup, con l'eliminazione ufficiale, Max Menetti ripercorre il cammino biancorosso nel girone A, con diversi rimpianti. Il primo, la fatale gara interna con Bonn, «quella che ci avrebbe obiettivamente fatto svoltare nel girone, e che abbiamo affrontato in pochi, pure senza Kaukenas per un virus». E poi, gli infortuni a raffica: «L’unico rimpianto è quello, non siamo mai stati al completo, e a questo livello giocare in sette o otto per un mese lo si paga, e parecchio». A ogni modo, è stata una cavalcata intensa e preziosa: «Dispiace uscire adesso. Non pensavamo di vincere l’Eurocup, ma passare il girone ci avrebbe fatto crescere ulteriormente. Si cresce confrontandosi col livello più alto, e con l'arrivo di otto squadre di Eurolega il livello qui aumenterà ancora», riflette il coach biancorosso. «Per questo, dico che un altro girone avrebbe accelerato ulteriormente la nostra crescita».

Per lavorare sui dettagli, però, è presto: «Finiamo la coppa, e comunque a Bonn andremo per onorare la maglia al massimo. E poi inizierà un ciclo di tante gare in campionato in pochi giorni. Solo a gennaio, con una settimana fra una gara e l'altra e gli altri recuperi, potremo concentrarci sui dettagli, rifinire il lavoro».

Nel frattempo, Menetti cerca di prendere i lati buoni della gara. «Il modo in cui abbiamo giocato il terzo quarto deve essere il nostro mantra per il prosieguo, difesa aggressiva sulle linee di passaggio e velocità, gioco anche estemporaneo. Non a caso, giocando così anche Drake Diener è sembrato quello dell'anno scorso», spiega. «Nel finale non abbiamo giocato male, ma Saragozza ha fatto canestri difficili, e si parla di una squadra forte, che in Italia sarebbe nelle prime quattro, credo. Il livello del girone era altissimo, lo si è visto, ci è servito per crescere. Ci ha fatto vedere dove vogliamo e dobbiamo arrivare, in pratica abbiamo sempre giocato gare da play-off, per fisicità e durezza». Con, spesso, sofferenze vicino a canestro: «A questa squadra manca la fisicità di Darjus Lavrinovic. Suo fratello è un giocatore molto diverso, Riccardo deve ancora crescere per questo livello. In Italia molte squadre hanno quintetti con tutti giocatori afro-americani, noi chiaramente non siamo una squadra verticale, ma tecnica, veloce. Per valutarla, vorrei avere tutti i giocatori».

Adriano Arati

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