«Bravo Colombo ma pure Montanari»
L’ex diesse Massimo Ienca: «Ero certo della rinascita di Francesco Ruopolo»
REGGIO EMILIA. Ienca, perché si è voluto accreditare il merito di aver portato Ruopolo alla Reggiana?
«C’era chi aveva detto che Ruopolo sarebbe stato la rovina della Reggiana, anzi facciamo nome e cognome: Nicola Penta. Lui aveva fatto di tutto per prendere Cellini, oggi alla Carrarese. Chi era a Lentigione, in occasione di un’amichevole, è stato testimone di quanto ho sempre sostenuto: chi ci sarà il prossimo anno si potrà godere Ruopolo e De Giosa. Non mi sono sbagliato».
Però non ha fatto lo stesso ragionamento per gli altri giocatori che lo scorso anno vestivano la maglia granata.
«Bisogna fare una premessa: lo scorso anno la filosofia della società era di prendere dei giocatori stipendiati dalle società di provenienza attraverso le valorizzazioni. Io ho fatto ciò che mi era stato chiesto. Ruopolo era un giocatore svincolato, con un ingaggio adeguato e che voleva rimettersi in gioco. Oggi è in scadenza con opzione a favore della società. E poi i vari Bandini, Dametto, Anastasi sono rimasti in categoria».
Chiusa questa parentesi, la sorprende la Reggiana?
«Sono contento per il presidente, per i tifosi e per i tanti amici che ho lasciato a Reggio».
Nessun sassolino da togliersi?
«A Reggio sono stato bene e dunque ricordo questa esperienza con piacere».
Un divorzio consensuale?
«Mi sono lasciato bene con le persone con cui ho lavorato».
Può vantarsi di essere l’unico che è passato in serie A?
«Sono andato in un posto che mi consente di stare vicino ai miei figli e la qualità della vita è importante, in una società che ha una valida struttura e in serie A».
Non più come direttore sportivo ma come segretario.
«Reggio mi ha dato la possibilità di svolgere un ruolo nuovo che mi ha arricchito professionalmente».
Ha sempre difeso la causa, prima con Battistini e poi con Montanari.
«Fa parte della responsabilità del ruolo. Io ho svolto il lavoro che mi era stato chiesto e ho sposato la linea societaria dal primo all’ultimo giorno».
Il dato rilevante è il ritorno dei reggiani allo stadio?
«I risultati aiutano molto, anche a dimenticare le contestazioni ai presidenti. Detto questo so benissimo che la passione dei reggiani è smisurata. Reggio è una piazza dormiente ma se fai risultati, non ha niente da invidiare a società che fanno la serie A».
Cosa ricorda di Reggio?
«La straordinaria disponibilità delle persone, dal barista al ristoratore, alla lavandaia. Non si può piacere a tutti ma vado avanti per la mia strada e quando passo da Reggio ho tanti amici da salutare».
Con il presidente Barilli si è lasciato bene?
«In modo cordiale, qualche volta ci sentiamo. Con altri soci non avevo rapporti prima e non li ho tuttora. Fontanili mi è sempre stato vicino, è una persona piacevole, un dirigente che non ama la prima pagina ma è fondamentale per l’equilibrio della società».
Montanari e Battistini non hanno ancora trovato squadra.
«Senza nulla togliere a Colombo che non conosco anche se i risultati parlano per lui, Montanari avrebbe meritato la conferma. Dispiace vederlo fuori dalla mischia e forse ha cambiato idea sul fatto di andare a lavorare lontano da Reggio. Oggi è pronto e preparato per fare questa scelta. Battistini? Non lo sento, non so più nulla di lui».
Il presidente doriano Ferrero è questo?
«E’ un personaggio ma trasmette positività. Non ci fa mancare niente, è sempre al corrente di tutto. A livello mediatico è diverso».
E Andrea Sardini?
«Con lui parlo spesso della Reggiana, del periodo positivo trascorso in granata e dei tanti amici che abbiamo in comune».
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