Matteo Pelatti: «La Reggiana rispecchia la personalità del tecnico»
L’ex attaccante granata spende parole di elogio per l’attuale allenatore dei granata
RUBIERA. Per sei mesi Matteo Pelatti, ex attaccante granata, è stato compagno di squadra di Alberto Colombo nel Monza. «Era la stagione 2001/2002 – ricorda Pelatti – e io arrivavo a Monza in C1 dopo una stagione in C2 con il Prato dove avevo segnato dodici reti. Il Monza arrivava invece da una retrocessione dalla serie B e c’erano grandi aspettative».
Come andarono le cose?
«Malissimo. Io a gennaio passai al San Marino e il Monza a fine anno retrocesse».
Tra i suoi compagni di squadra c’era Colombo: come lo ricorda da giocatore?
«Purtroppo la stagione fu così disgraziata che a fine allenamento non vedevi l’ora di andare a casa e questo non facilitò i rapporti con i compagni. Ma personalmente di Alberto Colombo posso solo parlare bene. Era il giocatore più esperto, con una personalità di peso, sapeva sempre cosa fare sia dentro sia fuori dal campo. Un esempio per tutti. Se posso fare un paragone, per molti aspetti era una figura alla Vito Grieco».
Aveva già la stoffa dell’allenatore?
«Assolutamente sì. Era già allenatore in campo e si poteva intravedere un futuro in quel ruolo».
A Reggio si apprezza l’onestà intellettuale che lo contraddistingue in tutte le occasioni. Era così già allora?
«Era uno che non amava i luoghi comuni e le frasi fatte. Non aveva peli sulla lingua e quando era il momento si faceva sentire. Anche con la società se necessario».
Domenica era allo stadio, che impressione le ha fatto la Reggiana?
«Era la seconda partita che vedevo dopo Reggiana – Prato e devo dire che personalmente ho una buona media: 6 punti, nove reti fatte e nessuna subita».
E che effetto le ha fatto vedere Alberto Colombo su quella panchina?
«Mi ha fatto molto piacere e rimpiato di gioia, è una persona che stimo».
In questa Reggiana si vede la mano dell’allenatore?
«Non so come lavora sul campo e non posso esprimere giudizi. I fatti però parlano chiaro: ho visto una squadra di qualità e che gioca un buon calcio. E non sono cose che capitano a caso ma significa che c’è un duro lavoro che viene fatto durante la settimana».
Le faccio un nome: Alessi.
«Ma gioca ancora - scoppia a ridere Pelatti – o era suo fratello quello che ha giocato l’altra sera?».
Era lui, era lui…
«Con me sfondate una porta aperta. Abbiamo smesso di giocare assieme diversi anni ma la classe mi sembra assolutamente quella dei tempi migliori. Sembra che abbia fatto un patto col diavolo. Mi ha stupito ancora una volta».
E’ vero che quando ha visto la formazione era certo che avrebbe fatto gol?
«Ci speravo. Poi quando ho visto che andava sul dischetto sono tornati alla mente i fantasmi del passato».
Cioè?
«Eravamo a Spezia e giocavamo in casa contro la Fermana. In quella stagione avevamo fatto gol tutti tranne lui. Capita così che sul 2-0 ci fischiano un rigore. Tutti concordi nel farlo tirare a Beppe e farlo così entrare tra i marcatori della stagione. E’ riuscito a colpire il palo. Tralascio per educazione – ride a crepapelle Pelatti – la marea di insulti che gli abbiamo rifilato”.
Si è allenato per anno con Ruopolo, è stupito della sua rinascita?
«Per niente. Aveva solo bisogno di tempo perché il vero Ruopolo è questo. Fa reparto da solo e sforna assist».
Cristiana Filippini
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