Gli mancavano il calcio e la maglia della Folgore
Claudio Baia racconta l’esperienza in Australia: «Ho capito l’importanza delle piccole abitudini ma è un’avventura che consiglio a qualsiasi ragazzo»
RUBIERA. Claudio Baia è tornato dall’Australia e stasera riabbraccerà i compagni della Folgore Rubiera. Racconterà con orgoglio dei tre mesi vissuti in Australia, delle sue aspettative e di ciò che gli è mancato.
Baia, cosa l’ha spinto ad andare in Australia?
«Da tempo volevo fare questa esperienza anche per imparare l’inglese. All’inizio pensavo a New Jork, poi ho cambiato meta e sono andato in Australia».
Una scelta coraggiosa.
«Volevo mettermi in gioco, capire la mia dimensione, conoscere nuovi posti».
Tre mesi e poi è tornato, come mai?
«Premetto che questa esperienza in Australia mi ha dato tanto ma alla fine ho capito che mi mancavano le piccole cose, la quotidianità e soprattutto il calcio. La maglia della Folgore Rubiera ovviamente la famiglia».
Deluso?
«No, assolutamente, anzi. E’ una scelta che consiglierei a tutti i ragazzi che hanno voglia di novità, di credere in un progetto. Ma senza sottovalutare le bellezze dell’Italia».
Lo rifarebbe?
«Certo, l’Australia è un posto meraviglioso che ti offre tante opportunità. Sono andato da solo e in poco tempo ho trovato casa e lavoro. Mi sono arrangiato, ho imparato a vivere da solo».
Ha trovato subito un’occupazione?
«Sì, dopo due giorni. Lavoravo come aiuto cuoco in un ristorante e poi mi sono iscritto a una scuola per imparare la lingua. E’ difficile inserirsi in un’azienda, devi iniziare con i lavori umili».
Poi cosa è successo?
«Ho capito che mi mancava qualcosa, anche quello che spesso mi faceva sbuffare, le mie piccole abitudini e soprattutto il calcio».
Non ha cercato una squadra?
«A parte che nell’ultima partita del torneo della Montagna avevo una microfrattura, per essere tesserato era necessario pagare un visto e sostenere dei test per cui alla fine ho capito che non ne valeva la pena».
In pratica aveva nostalgia delle passeggiate per Rubiera o degli allenamenti con la Folgore?
«Proprio così. Al caos della grande capitale ho preferito le abitudini della piccola Rubiera».
In questi tre mesi ha seguito la Folgore Rubiera?
«Certo, mi sentivo spesso con Michele, un amico dirigente e il figlio del patron Ricchetti. Sono molto legato a questa società, la porto nel cuore».
Per riaverla hanno liberato Pecorari.
«Lo so e sono motivatissimo. So di poter essere un giocatore importante per la Folgore Rubiera in termini di prestazioni e di gol».
Pecorari, però, si è subito vendicato con il gol dell’ex.
«Ha fatto il suo ma sono certo che la Folgore Rubiera non si pentirà. Mi sono allenato e sono pronto per dare il mio contributo. Scenderò subito in campo per l’allenamento, voglio spaccare il mondo».
E adesso da dove riparte?
«Prima di tutto dal fatto che ora so quello che voglio. Mi sono messo alla prova e ho capito le mie potenzialità».
Prima di andate in Australia dove lavorava?
«Ero a libro paga all’Obi a Modena ma ciò che conta è che ora so quello che voglio e faccio ciò per cui mi sento motivato».
Ci tornerà all’Obi?
«Per il momento ho trovato lavoro in campagna, farò il contadino in un’azienda agricola di un amico, poi si vedrà. Non mi spaventa l’idea di ripartire da capo».
Dovrà cercare lavoro?
«Mi guarderò in giro, sfruttando anche l’esperienza acquisita e la conoscenza della lingua. Non sono mai stato fermo».
L’inglese è diverso in Australia?
«Cambia molto l’accento».
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